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L´AGGRESSIVITA´ PREDATORIA NEI CANI DA CACCIA: I CANI DA FERMA E I CANI DA RIPORTO

CANI DA FERMA

Queste razze di cani, estremamente popolari ed utilizzate, nacquero da esigenze venatorie in evoluzione che vedevano prima l’utilizzo di reti durante la battuta e, in seguito, in maniera sempre più preponderante, l’uso dell’arma da fuoco. Per questi motivi servivano soggetti in cui la sequenza della predazione fosse fortemente modificata e diversa da quella dei cani che li avevano preceduti. Non è un caso, infatti, se sia i cani da ferma inglesi (Setters e Pointer) sia i continentali sono nati in epoca piuttosto recente, non più di due secoli fa.

Ad essi si richiedeva di localizzare il selvatico, di inseguirlo e di spingerlo a portata delle armi del cacciatore, sapendo indicare con precisione il luogo in cui la preda si trovava senza farla prematuramente scappare o allontanare prima che il padrone avesse il tempo di lanciare la rete o caricare l’archibugio. Indubbiamente l’avvicinamento alla preda doveva essere fatto nel modo più silenzioso possibile e la sequenza predatoria doveva interrompersi fulmineamente di fronte ad una preda immobile, nell’attesa che essa decidesse di darsi alla fuga.

Dal punto di vista evoluzionistico quindi, la “ferma” che li caratterizza non sarebbe altro che la sublimazione, ottenuta con un’attenta selezione, dell’attimo d’indecisione che tutti i carnivori hanno prima dell’attacco finale, soprattutto in quegli animali in cui è particolarmente sviluppato l’olfatto e poco la vista (Pieroni, 1981). Infatti, s’ipotizza che in questi soggetti l’udito e la vista intervengano solamente nel momento conclusivo della caccia, quando cioè il cane, dopo aver seguito le tracce della preda mediante la finissima percezione olfattiva con naso al vento, le è ormai molto vicino.

In queste razze può essere interessante notare un atteggiamento rilevabile come retaggio della caccia in branco dei lupi, dove più soggetti devono cooperare senza ostacolarsi durante la caccia: il cosiddetto “consenso” in cui, se due cani cacciano in coppia, il secondo si ferma quando vede in ferma il compagno, così da evitare la prematura fuga della preda.

Lo stesso fine è ottenuto nell’atteggiamento di “guidata” del cane: esso segue lo spostamento del selvatico, mentre lo “pedina”, solamente mediante il contatto odoroso, muovendosi con estrema prudenza, senza costringerlo a fuggire in modo precipitoso (Pieroni, 1981). I soggetti da ferma continentali spesso sono meno specializzati degli inglesi e sovente gli viene anche richiesto il riporto della preda.

In effetti, soprattutto per i Bracchi Tedeschi, viene tollerato il comportamento d’inseguimento, cattura e uccisione delle prede da pelo. Questo comportamento ancestrale, con una completa sequenza predatoria, è effettivamente più comune nei cani da ferma tedeschi piuttosto che in quelli inglesi.


CANI DA RIPORTO

Questa categoria di cani è rappresentata da soggetti il cui istinto predatorio è stato talmente modificato da essere in grado di mostrare assoluto disinteresse per la caccia fintanto che non hanno la possibilità di recuperare la preda ferita o morta per riportarla al cacciatore (Pieroni, 1981). In questi animali effettivamente si è puntato esclusivamente alla selezione del “riporto”, sia dall’acqua che dal terreno, atto che si basa su due fondamentali istinti che tutti i cani possiedono, in quanto carnivori cacciatori: quello di inseguire la preda ferita, impedita nei movimenti, e quello di trascinare la stessa verso la tana (Pieroni, 1981).

Ovviamente cani del genere devono possedere una docilità tale da permettergli di riconoscere nel cacciatore il leader incontestabile ed incontestato, l’unico che abbia la possibilità di possedere, in finale, il selvatico abbattuto. Qualunque prerogativa di competitività, così evidente dopo l’abbattimento della preda anche nell’ambito dei Canidi selvatici, in queste razze è stato assolutamente annullato con la selezione.

Sara Ceccarelli

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