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Gli agenti scatenanti della
leptospirosi hanno una
elevato livello di
distruggibilità, essendo
sensibili ad agenti fisici e
chimici: la sopravvivenza delle
leptospire al fuori
dell'organismo animale si
realizza solo a condizione che la
temperatura non vada sotto i 25°
e che l'ambiente sia umido.
Infatti, ambienti asciutti,
l'esposizione alla luce solare,
disinfettanti di basso impatto e
gli stessi normali saponi sono
in grado di eliminare il
pericolo.
Però quando le condizioni sono
ottimali, tipo acque di fogna o
stagnanti che mantengono stabili
le temperature, le leptospire
possono mantenersi attive per
mesi; questo è più frequente
nelle acque di fogna che
mantenendo le suddette
condizioni sono anche protette
dalla luce solare.
Per realizzare il proprio ciclo
vitale l'agente responsabile
della leptospirosi
necessita della presenza di un
animale, che generalmente è un
dei portatore sano (roditori,
ratti, topi) e che può
trasmettere le leptospire ai
nostri cani da caccia.
Nel cane la
leptospirosi
del tipo icterohemorrhagiae,
si manifesta con elevato
innalzamento della temperatura
corporea, vomiti, disappetenza,
urinazione sanguinolenta. A
seguito di questa fase la
leptospirosi continua la sua
attività sull'organismo del cane
attaccando vari organi ma in
particolare le reni, con nefriti
che possono anche provocare
insufficienza renale. Le mucose
divengono di un forte colore
giallo e questa fase
purtroppo non è superata dal 75%
dei cani affetti che sia avviano
alla morte.
La leptospira canicola,
analogamente colpisce il rene
del cane che può indurre anche
una fase di ittero.
L'identificazione della
leptospirosi si effettua con
esame clinico di urine e sangue.
Le leptospire appaiono nelle
urine a distanza di due o tre
settimane e questa fase è
critica per la trasmissione
della patologia a causa dei tipici leccamenti di genitali o urine
da parte di altri cani,
soprattutto maschi, che hanno
tale tipico comportamento.
L'attività terapica si basa
sull'utilizzo di antibiotici, ma
essi sono efficaci solo nella
fase iniziale della malattia e
non è detto che il veterinario
abbia la possibilità di
effettuare una diagnosi in
questa fase.
Superata questa fase l'attività
terapica verte verso il supporto
agli organi colpiti, cercando di
supportare gli squilibri e le
perdite di liquidi.
Nonostante gli sforzi clinici
per la leptospirosi può
far sopraggiungere la fine dell'animale
causata da elevata compromissione degli organi
epatici.
I cani da caccia che hanno
contratto la malattia e si sono
comunque salvati vedono
compromessa la loro attività
fisica perciò vanno messi
rigorosamente a riposo
terminando di fatto il loro
utilizzo venatorio.
L'intervento più efficace di
contrasto della
leptospirosi
è la la profilassi: questa si
effettua con la vaccinazione,
ripetuta periodicamente secondo
le indicazioni del veterinario.
Il richiamo è annuale.
Il cacciatore può comunque fare
di più, curando l'igiene
dell'ambiente nel quale vive il
cane, contrastando con appositi
prodotti la presenza
di ratti e topi. Perciò occorre
porre attenzione a limitare la
presenza di residui di cibo e
effettuare in maniera
approfondita la pulizia delle
cucce, eliminandone in
particolar modo urine ed
umidità.
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