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Il
potere
lesivo dei pallini da caccia è legato alla energia
cinetica residua che essi conservano dopo la traiettoria
percorsa nell'aria e perciò dalla distanza di tiro, dalla
resistenza del selvatico, dal numero delle lesioni che
producono e dalla loro gravità.
All'aumentare
della mole e quindi del peso del selvatico l'energia
cinetica necessaria per abbatterlo aumenta anch'essa: ma
l'energia richiesta sarà inoltre tanto maggiore quanto
maggiori sono le difese che il selvatico possiede, pelo,
piumaggio, spessore della pelle, tessuti muscolari ed
grassi.
Il concetto
anche se difficile ci è abbastanza chiaro, poiché tutti noi
cacciatori sappiamo che può bastare all'apertura una buona
cartuccia da caccia
con il piombo dell'8 per abbattere a media distanza un
fagiano
mentre a dicembre è necessario cimentarsi sulle stesse
distanze sul
galliforme
con munizionamenti con pallini del 6 o del 5. Questo perché
probabilmente in settembre, si incontrerà con buona
frequenza fagiani giovani, con tessuto muscolare ed adiposo
non particolarmente resistente e con piumaggio leggero
determinato dalla livrea estiva; al contrario del dicembre
inoltrato quando i fagiani avranno un fitto piumaggio ed un
apparato muscolare particolarmente robusto.
Ricordiamo che
l'energia cinetica complessiva che i
pallini da caccia
scaricano sul selvatico può essere determinata da un solo
pallino di grossa mole o da più pallini di mole inferiore.
In questo caso la stessa quantità di energia cinetica può
avere effetti diversificati sul bersaglio:
E' anche vero
che nel caso di un pallino grande esso può bastare da solo a
provocare una lesione mortale in un organo vitale. Ma per la
cartuccia a pallini questo non è un evento calcolabile dato
lo sciame e l'assenza di una palla unica e l'impossibilità
di scegliere o mirare il punto di impatto tra selvatico e
pallino.
Gli studi più
accreditati di balistica terminale affermano che si può
ottenere l'arresto immediato e la veloce morte del selvatico
se lo stesso è centrato da n°5 pallini dotati di energia
sufficiente. Ma attenzione come è vero che un selvatico può
morire all'istante per l'effetto di un solo pallino così può
andarsene via crivellato e morire successivamente.
E su questo non
dimentichiamoci mai un concetto: noi cacciatori cerchiamo di
individuare la giusta munizione per ogni selvatico sia per
abbatterlo nelle nostre vicinanze sia per evitare che ferito
vada a morire di stenti lontano da noi (etica
venatoria).
L'effetto dei
pallini nel corpo del selvatico può provocare ferite di
varia natura: contusive, superficiali, penetranti in cavità,
passanti, esplosive. Gli effetti lesivi dei pallini da
caccia dipendono per la maggiore dagli organi che sono
interessati e dal numero e gravità delle ferite inferte.
A volte tutti i
cacciatori si meravigliano che un animale, al quale si è
sparato a giusta distanza, se ne vada (la classica
"passata"), ma c'è sempre una spiegazione che può essere
legata alla mancanza di forza dei pallini, all'aver
provocato poche e lievi ferite o perché nessun organo
vitale. In tal caso la morte del selvatico arriva con
lentezza.
La morte
immediata a seguito della fucilata può avvenire per lesione
diretta ad un organo vitale (cuore, cervello, ecc), da uno
shock traumatico o da grave emorragia. Lo shock che i
cacciatori poco conoscono è in realtà un effetto molto
presente a seguito dell'investimento da parte dei pallini da
caccia, che genera collasso cardio circolatorio con crollo
dei valori pressori. Lo shock, tra l'altro, può essere
irreversibile, per cui il selvatico dopo una breve perdita
di coscienza si risveglia e inizia a deambulare . Quante
volte ci è successo di parare ad un fagiano, che cade al
suolo come uno straccio e poi magari inizia di nuovo a
pedinare o addirittura si invola di nuovo. Quello è il
risultato di un effetto di shock generato da ferite
contusive e superficiali.
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