La magia della caccia: i cacciatori, i cani, la selvaggina, i fucili, le cartucce

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Autore: Marco Carlone

Titolo: 28 luglio 2007

racconti di caccia

28 luglio.

Solo pochi giorni, ormai, mi separano dalle tanto desiderate ferie estive. Questo mese oltre che essere il preludio per il tanto agognato periodo di riposo, per me cacciatore, in particolare rappresenta l’avvicinarsi dell’apertura della nuova stagione venatoria.

Nella mia mente, già dai primi giorni del mese, hanno iniziato a rincorrersi le congetture sul dove e sul quando, le necessarie ricognizioni sullo stato dei siti abituali delle quaglie, la speranza che qualche copioso temporale possa evitare il solito scempio della bruciatura delle stoppie. Sarà un piacere, poi, poter ripetere la solita visita agli amici del bar di Poggiorsini per confermare che, grazie a Dio, ci saremo anche quest’anno e non ci faremo certo mancare l’occasione per rubare qualche preziosa notizia.

Come orario per questa prima passeggiata andrà bene il tardo pomeriggio: partendo da casa verso le 16,30 dovrei raggiungere il posto prescelto poco prima delle 18,00. Il cane è, come me, alla sua prima uscita stagionale e come inizio una sgambata di un paio d’ore sarà certo più che sufficiente per entrambi. A completare la combriccola ci sono i miei due baldi scudieri: Filippo 17enne ormai in odore di porto d’armi e Daniele, di soli 10 anni ma che per passione e caparbietà non demorde mai, molto meglio di tanti veterani.

Durante il viaggio, la irrinunciabile aria condizionata dell’ auto non ci fa ben percepire il caldo che c’è fuori così, all’arrivo sulla stoppia prescelta l’impatto con l’afa è insopportabile. Respiriamo a fatica, gli scarponi sollevano polvere ad ogni passo; sembriamo tre cow-boys che, come in un film di Sergio Leone, si trascinano nel deserto texano nell’attesa di chissà quale duello. Colpa del caldo, anche le lucertole sono scomparse, saranno nascoste negli anfratti più freschi del terreno in compagnia di ragni d’ogni specie.

Figuriamoci se in questo scenario può essere possibile ascoltare il richiamo di una quaglia!

Sarebbe un vero miraggio!

Solo Sara, la nostra Setter, prende abilmente a disegnare dei lacets sul terreno fingendo di crederci per guadagnarsi la zuppa o, più facilmente, solo perchè madre natura così ha scritto indelebilmente nei suoi cromosomi.

In prossimità di un pozzo, il saggio contadino ha piantato dei cocomeri che, ormai grossi e maturi sono lì, in attesa di poterci dissetare.

L’occasione è propizia per offrire una pillola di buon garbo ai pargoli spiegando che anche dovendo calpestare il suolo altrui per andare a caccia nessuno ci autorizza a prendere quello che ci pare! Questa volta però, spiego, siamo fortunati perché il proprietario è un mio amico e quindi andremo in deroga alle regole.

L’anguria è proprio da cani, infatti, dalla faccia matura ma acerba nell’anima, è calda all’inverosimile, sembra piacere solo a Sara che, dopo alcuni morsi però si ravvede e scappa via.

In verità dovrei convenire con Filippo, quando, camminando, mi fa notare che come inizio questa uscita non sia il massimo anzi, per la precisione, un  vero schifo.

 Io, di rimando, con una faccia da bugiardo incallito mentre asciugo il sudore con la manica della camicia, controbatto che questo è, invece, il periodo più bello dell’anno: speranze di stoppie dorate a perdita d’occhio, promesse d’abbondanti nidiate di quaglie, cacciate da sogno che con l’aiuto di una benevola brezza si possano assaporare dall’alba al tramonto,  emozioni che, -come vedi- dico, viviamo ancor prima che la stagione abbia inizio e neanche il tour-operator più bravo potrebbe procurarle.

Una folata di scirocco sul volto, del tipo “ferro a vapore pronto”, mi riporta alla cruda realtà.

Scrutando l’orizzonte, in cerca di un’improbabile nuvola, mi convinco sempre più che continuare sarebbe solo una perdita di tempo. E’ pur vero che le quaglie vengono dall’Africa, ma oggi, a Poggiorsini, la colonnina del termometro supera abbondantemente i 40° e, a noi purtroppo, non resta altro da fare che ripiegare per un po’ di sollievo sul loggiato del bar attiguo alla stazione ferroviaria, nell’attesa che verso sera l’aria rinfreschi, forse.

Davanti ad un bicchiere, appannato dalla birra freschissima, fra un sorso e una patatina, la verità mi appare chiara, nitida come non mai, ergo: solo un cogli…(bip) può, a 50 anni suonati da tempo, percorrere quasi 200 chilometri per morire dal caldo e finire col bere una birra raccontando fandonie a due ragazzini che per amore paterno ci credono o, come il cane…magari!

 Il sole è ormai sulla linea dell’orizzonte, l’afa non accenna a diminuire anzi, al posto delle quaglie si incominciano a sentire ronzii di zanzare minacciose e fameliche.

Decidiamo, quindi, mestamente di rientrare, almeno ci darà conforto l’aria condizionata che ci aspetta in auto.

Durante il ritorno ai due compagni d’avventura spiego, o meglio ci provo, che noi cacciatori siamo fatti così, andiamo compresi, perdonati e assecondati non certo compatiti! In fondo, siamo solo dei bambini che non hanno mai riposto la calza della befana. Immaginiamo balocchi e leccornie prima d’ogni uscita e, poco importa se invece, al ritorno, il carbone riempirà la nostra calza.

La prossima domenica ci ritroveremo a dire convinti: -questa si, sarà la migliore anzi la migliore delle migliori- e i cocci delle uscite precedenti diventeranno solo un brutto ricordo.

Sicuramente, continuo, un giorno la nostra caparbietà sarà premiata e allora non dovremo farci trovare impreparati. Chissà, quel giorno potrebbe già essere domani?

 Forse, ora che ci penso, appena arrivati in città fare una corsa in armeria per qualche cartuccia in più non sarebbe poi così sbagliato.

Almeno, le cartucce, come recita mia moglie, io a casa le riporto di sicuro, quelle!

Cosa ne dite ragazzi?  E’ una buon’idea?… Non rispondono, dormono stanchi e forse sognano…loro, ma io giuro, di birre ne ho bevuta solo una!

 
 
 
 

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