Da mio nonno
Carletu ho
ereditato
una vecchia
doppietta
cal. 12 a
cani esterni
con canne
ritorte e
chiusura a
T . Un vero
e proprio
cimelio di
altri tempi.
Ogni qual
volta rivedo
questo
eroico
fucile
rivivo
fortissime
emozioni e
affascinanti
ricordi di
quando,
ancora
piccolino,
seguivo il
nonno nelle
sue cacciate
alla lepre
in territori
di Langa.
Per paura di
non
svegliarmi
restavo sul
dormiveglia
per tutta la
notte ,
mettendo in
eccitazione
tutta la
famiglia.
Alle prime
luci
dell’alba
partivo
anch’io al
seguito, con
i miei
gambaletti,
la giubba e
con la
piccola
carabina
giocattolo
regalatami
da mio
padre, anche
lui
cacciatore
incallito.
Mi ricordo
del segugio
rossiccio di
nome Paris ,
un cane
tutto pelle
e ossa con
un energia
vitale
incredibile
che della
caccia
faceva
professione
per il
proprio
mantenimento
.
La lepre
eventualmente
ferita,
difficilmente
veniva
recuperata ,
ci pensava
direttamente
Paris a
cucinarla al
meglio in
pochi
secondi.
Contrariamente
a quanto
avviene oggi
ci si
spostava
sempre a
piedi a
pochi
chilometri
da casa con
il fucile in
spalla e
quattro o
cinque
cartuccie
dello zero
in tasca,
caricate a
mano.
La caccia
alla lepre
era molto
praticata ,
non c’era la
pressione
venatoria
attuale.
A caccia si
andava quasi
tutti i
giorni ,un
paio d’ore
al mattino.
Si cacciava
solo la
lepre e guai
a distrarsi
con altra
selvaggina.
Mi ricordo
che io
portavo il
cane al
guinzaglio
che tirava
come un
indemoniato,
sino al
luogo ove il
nonno
riteneva ci
fosse una
buona
pastura.
Nonno
Carletu con
la sua
immancabile
pipa in
bocca che
accendeva
in
continuazione,
mi faceva
cenno con il
capo e io
slegavo
Paris e lo
seguivo fin
che potevo
sulla
pastura.
Paris era un
cane
agilissimo e
difficilmente
lasciava la
traccia
senza aver
alzato la
lepre.
Nonno
Carletu non
se la
prendeva
troppo se la
lepre non
passava alla
sua posta;
anzi direi a
pensarci
ora, che “
passava “
raramente,
anche perché
era lui
stesso a
distrarsi
nell’accendere
la sua
mitica pipa.
Mitiche
erano anche
le
discussioni
di nonno con
mio padre
quando la
lepre
“passava” e
non era
vista.
La
soddisfazione
per la
scampagnata
e il
diversivo
giornaliero
erano
comunque
assicurati.
La caccia
era
veramente
sportiva, il
carniere
contava sì,
ma solo fino
ad un certo
punto.
Il nonno
sparava
praticamente
solo a colpo
sicuro
quando
vedeva bene
l’animale e
non
azzardava
tiri
difficili od
impossibili.
Finita la
cacciata in
bene o in
male si
faceva
ritorno per
la colazione
e per
raccontare
agli amici ,
con una
certa
enfasi, le
vicissitudini
della
mattinata
trascorsa e
in attesa
del ritorno
di Paris,
che
normalmente
tornava a
casa solo
nel primo
pomeriggio.
Per me ,
giovanotto,
il massimo
della
goduria era
raccattare
le cartuccie
danneggiate
che non
potevano più
essere
utilizzate
per la
ricarica,
oltre a
portare in
spalla
l’eventuale
lepre
abbattuta
fino a casa.
Nonno
Carletu era
un uomo che
non si
perdeva mai
d’animo e
non si
scomponeva
mai , aveva
la risposta
pronta per
giustificare
tutto e
tutti.
Rammento che
ha guidato
l’ultima
cacciata
alla
veneranda
età di 91
anni,
abbattendo
nell’ ultimo
anno ancora
due lepri.
Quando lo
penso lo
rivedo
sempre là
sul crinale
di località
Prapone
fermo alla
posta con il
fucile a
tracolla e
con la sua
storica pipa
in bocca in
attesa di
essere
accesa.
Lo ricordo
sempre con
immenso
affetto il
mio nonno
Carletu,
coltivando
nel mio
cuore , le
bellissime
esperienze
di caccia
vissute con
lui facendo
tesoro dei
sui
insegnamenti
e dei suoi
proficui ed
amorevoli
consigli.