Vaga
cacciatore
solitario
nei meandri
dell’
esperienza,
vaga nella
tua
solitudine,
ricurvo su
te stesso
con la
schiena che
porta il
peso dei
tuoi anni,
la tua
saggezza
riecheggia
nelle valli
che da
sempre
solchi, alla
ricerca di
quelle
emozioni che
solo la
caccia sa
darti.
Il tuo cuore
ormai stanco
e
affaticato,
si emoziona
ancora
dinnanzi ad
una ferma,
palpita nel
fitto del
bosco quando
sei vicino
alla regina,
la mano
tremante
afferra il
fucile con
forza
cercando di
sparare un
solo colpo,
la pelle
rugosa del
viso si
distende
quando
abbozzi un
sorriso di
compiacimento
per la
meravigliosa
stoccata.
Vaga
cacciatore
solitario,
con il tuo
bagaglio
d’esperienza
potresti
insegnare a
ornitologi e
studiosi il
comportamento
dei
migratori,
uno sguardo
al cielo e
uno al vento
e sapresti
dire con
certezza se
domani sarà
una buona
giornata per
il passo.
La vecchiaia
insegna, la
vecchiaia è
tristezza,
solitudine,
la tua vita
è stata
tutt’altro
che facile,
hai
combattuto
al fronte
per
difendere la
tua libertà,
sei stato
nei paesi
dell’Est a
combattere
una guerra
non tua,
sognando di
cacciare
folaghe e
trampolieri
sulle rive
del Don; hai
visto la
morte in
faccia ne
hai fatto la
conoscenza e
te ne sei
liberato
pensando
alle tue
amate valli,
agli amici,
ai cani e a
quelle
colazioni
fatte di un
tozzo di
pane
raffermo,
del buon
formaggio e
un bicchiere
di vino
rosso
corposo.
Ripensi a
quanto sei
stato
fortunato
nel poter
vivere il
succo della
vita,
assaporarne
il midollo e
vivere ogni
attimo così
intensamente,
libero di
cacciare
come volevi
senza le
moderne
restrizioni
che rendono
la
tradizione
venatoria un
corso di
giurisprudenza
più che una
passione .
Tutta la
selvaggina
era
consentita e
tu, con
infinito
rispetto,
prelevavi
solo il
necessario,
che
importanza
aveva se in
una mattina
incontravi
due, tre,
quattro
lepri, la
tua mano
metteva nel
carniere
lacero e
sdrucito
solo un’orecchiona
poiché due
sarebbero
state un
lusso, un
torto alla
natura e tu
di lussi non
ne volevi.
Cresciuto
nella
miseria e
nel rispetto
della vita
altrui,
sapevi
onorare il
tuo
avversario
uomo o
animale che
fosse, la
lotta tra di
voi era
sempre pari,
mai un
vantaggio
per nessuno
dei due.
Ora, disteso
nel tuo
letto, tra
lenzuola
dure e
lacere,
guardi la
doppietta
appesa sopra
il camino e
pensi alle
innumerevoli
emozioni che
questa ti ha
regalato,
imbracciandola
da quando
tuo padre te
la donò il
giorno del
tuo
sedicesimo
compleanno,
fino
all’ultima
fucilata
fatta a una
cotorna, che
tanto ti
fece
stancare per
recuperarla
in quel
calanco.
Lo sguardo
dello
spinone
disteso
dinnanzi al
fuoco si
incrocia con
il tuo,
vorresti
startene
seduto sulla
panca di
legno, con
la pipa in
bocca,
assaporando
l’odore del
tabacco alla
vaniglia e
caricando le
cartucce
come faceva
tuo padre,
carezzandolo
di tanto in
tanto per
rinsaldare
quel legame
che vi
unisce.
L’ultimo
alito di
vita è per
lui,
compagno di
tante
mattine e di
tanti
tramonti,
stendi la
tua mano
verso quel
muso peloso
cercandolo
ma non
sentendolo,
con movenze
stanche e
lente si
avvicina a
te quasi
sapesse di
salutarti
per l’ultima
volta, se
potesse ti
accompagnerebbe
come ha
sempre fatto
nel viaggio
più
difficile e
pauroso.
L’imbrunire
della sera e
l’aria
fresca delle
cime ancora
innevate
salutano
un’altra
giornata che
giunge al
termine,volgi
il tuo
sguardo
fuori dalla
finestra
dove il sole
sta calando;
ti
ricordi….l’avevi
voluta
costruire
proprio lì
per poter
guadagnare
un’ora di
luce nel
periodo
estivo, i
tuoi occhi
stanchi e
lucidi
guardano il
cielo
arancione
per l’ultima
volta, ti
preparai
all’
”aspetto”
più
difficile,
indossi a
tracolla la
bisaccia,
carichi la
doppietta e
con un
fischio
chiami il
cane, sei
pronto
sull’uscio
per
affrontare
il viaggio
più bello e
difficile.