Il termine della
stagione venatoria
porta con se il
rispetto di alcune
"necessarie"
tradizioni e una su
tutte quella della
pulizia generale
delle armi che più o
meno bene ci hanno
servito dall'alba al
tramonto di tante
appassionanti
giornate.
Questo è sovente un
momento leggero in
cui davanti al
focolare, ti piace
abbandonarti ai
ricordi che il bosco
ti ha regalato,
mentre ci dai su con
olio di gomito. Ma
quest'oggi il
ragionamento si fa
più profondo e non
si sofferma sulle
emozioni bensì
esplora a fondo una
frase di quel
maestro di
giornalismo che è
Rodolfo Grassi - "la
caccia è cultura".
E allora consapevole
del limite delle mie
conoscenze ho
iniziato ha
sviscerare le
componenti di questa
cultura. La scoperta
sensazionale di un
cervello che lavora
alla affannosa
ricerca di
collegamenti mi ha
fatto apparire quasi
all'improvviso tutta
una serie di
elementi che mi
erano sfuggiti, o me
meglio, erano dentro
me e attendevano solo il
"fattore scatenante"
per uscire in
superficie.
Le riflessioni mi
hanno permesso di
intravedere il
sapere che c'è in
un'arma da fuoco e
nel suo
funzionamento. Il
fucile da caccia è
uno straordinario
condensato di
scienze: fisica, con
branche quali
termodinamica e la
dinamica dei gas,
il moto dei corpi,
la meccanica, sono
gli elementi che
fanno funzionare il
fucile da caccia e
lo rendono molto più
idoneo a colpire un
bersaglio distante
di una semplice una
scopa. Ma quanta
ricerca per ottenere
quello strano
strumento che oggi
teniamo in mano, mai
con sufficienza.
Penso a quante
persone, hanno
applicato
osservazioni remote
e definite da menti
elette quali quella
di Newton, al fine
di contrastare la
forza di gravità e
rendere la
traiettoria di un
sciame di pallini
più indipendente
possibile dalla
stessa. Persone che
ha volte nella veste
di "apprendisti
stregoni" hanno
aperto la strada ad
altri che hanno
fatto di
un'intuizione un
metodo di lavoro,
magari industriale.
Persone che nei
secoli passati hanno
operato per il
perfezionamento di
quello strumento a
noi fedele che
è il fucile da
caccia. Si la
maggior parte di noi
sa chi era Pietro Beretta, ma quanti
ormai ignoti
soggetti hanno con
lui sperimentato,
leghe, materiali e
fenomeni legati ad
elasticità e
resistenza dei
materiali.
Penso al fenomeno
esplosivo, che sin
dal 12 secolo era
conosciuto in Cina,
e che in Europa fece
saltare in aria il
mortaio di un allora
anonimo frate
alchimista; da
allora tanti si sono
cimentati nella
chimica degli
elementi per cercare
di poter gestire
quella fase "pazza"
degli elettroni e
utilizzarla per
scopi mirati quali
quello di proiettare
un corpo ad una
certa distanza per
abbattere con
successo una preda.
Purtroppo da allora
ad oggi lo studio
dei fenomeni
esplosivi e il
perfezionamento dei
materiali esplodenti
tanto utile alla
nostra passione,
si è incrociato con
la storia delle
guerre.
Penso a quanta
ricerca e
applicazione c'e
stata per sostituire
i rozzi mantelli del
passato con prodotti
di abbigliamento e
calzature caldi o
freschi a seconda
delle necessità,
traspiranti e
idrorepellenti.
Ricerca e tecnologia
sperimentata magari
in campo militare o
aeronautico, che
riversata in ambito
venatorio ha
permesso di vivere
la propria passione,
non in maniera meno
faticosa, ma solo
più confortevole.
Penso alla cultura
meno scientifica ma
altrettanto valente
legata
all'esecuzione di
cacce particolari, e
penso alle tecniche
di occultamento dei
cacciatori di
colombacci che da
secoli hanno
imparato a conoscere
attraverso l'acuta
osservazione, il
mutare delle
stagioni almeno al
pari del centro Epson Meteo.
Mi viene in mente
quanta
sperimentazione ed
esperienza maturata
per secoli c'e in
quei cacciatori di
palude, che pur
senza conoscere le
leggi della
meccanica dei fluidi
hanno abilmente
regimato fiumi e
laghi al fine di
renderli idonei
all'accoglimento
degli anatidi e
sicuri per le loro
cacce.
Penso poi, ai
cinofili e a padri
fondatori quali
per esempio Edward Lawerack
che sono
riusciti nell'arco
della loro vita ha
creare delle
"macchine canine da
caccia" capaci di
contrastare i
meccanismi elusivi
che i selvatici
hanno messo a punto
migliaia di anni: mi
sforzo di immaginare
quanto possa essere
stata grande la loro
passione, almeno
pari alla difficoltà
di divenire
all'epoca, così
eccellenti
conoscitori di
discipline quali la
fisiologia, la
veterinaria e il
comportamento
animale, da essere
in grado di creare
nuove razze canine.
Penso infine che un
pugno di pseudo
uomini da
"poltrona",
nidificanti nei
palazzi di potere,
avvezzi a riprodursi
più per
partenogenesi che
per atto sessuato e
abilmente mascherati
da tutori
dell'ambiente,
stanno cercando di
distruggere tutto
quello che eserciti
di profondi appassionati e
studiosi hanno
costruito nel corso
dei secoli, volendo
non solo limitarci
ma annullarci.
E ...... penso a
quanto siamo cretini
a permetterglielo!!