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Autore: Salvatore Gentile

Titolo: Una giornata indimenticabile

racconti di caccia

Dalle mie parti nelle rigide mattinate e gelo pungente, molto spesso capita di incontrare per strada durante il cammino famiglie di < Contadini >i quali avevano lasciato di buon ora il paese per recarsi nei campi induriti dal gelo.

Avvolti nei loro cappotti a <Ruota >incominciano a svolgere i propri lavori con le mani Segnate dal tempo.

M’incammino a passo lento mentre a lato opposto del campo, e dall’alto della sua cavalcatura, un tenero augurio di buona caccia precede il buon giorno dei

Contadini i quali, gioiosi rispettano i veri < Cacciatori > che riportano attenzioni alle culture nei campi.

Mi lanciano in tono gioioso ed augurale: < Tranquillo, stamattina la trovi la

Padrona >…’’.

Si riferivano alle < Beccacce >loro volevano intendere che le avrei trovate sotto vento e lontano dai rovi ghiacciati.

Saluto con alzata di mano ringraziando del tono augurale mentre tengo al guinzaglio il mio < bretoncino Argo >.

Ormai lontano dai campi coltivati rivolgo le mie attenzioni al fitto bosco di

< Eucaliptus >a ridosso di un torrente semi ghiacciato, mentre < Argo >il mio fedele amico attende impaziente di essere sciolto, e seguire il proprio istinto d’ottimo cacciatore.

Incomincia la cerca di <Argo >le sorprese oggi non mancano! Un <Boscaiolo curioso ed incredulo, osserva appassionato la nostra battuta di caccia <Argo >

Ai piedi di un grosso albero abbattuto dal vento, resta in ferma.

Mi avvicino con molta destrezza, mentre alla mia destra il <Boscaiolo >incredulo nasconde la propria curiosità dietro un carico di legna.

Giunto nelle vicinanze <Argo > attende i miei ordini: al mio <Via >parte la regina del bosco, la seguo sotto mira nell’attesa del colpo, con ali spiegate, si alza a <Campana >in cima al grosso <Eucaliptus >parte il botto! Va giù la <Beccaccia >!

Il vento indurisce la presa dell’arma! Udito il botto <Argo >cerca, il selvatico abbattuto, nei fitti rovi di ginestre e foglie morte.

Mentre aspetto orgoglioso il riporto grossi e caldi <Fiatoni >cercano di offrire un misero tepore alle mani semi ghiacciate.

Puntuale arriva il riporto, orgoglioso quanto me il mio < Bretoncino >onora con immensa dolcezza, il cuore della mia passione.

Nonostante la temperatura, un continuo scambio di <Coccole >precede, la ripresa della cerca, stupito il boscaiolo si avvicina dicendo: testimone onorario della scena.

Ignaro della presenza di Beccacce in zona, chiede il permesso di accarezzare il cane.

Concessa la richiesta, racconta a voce spenta che nel terreno circostante, aveva ostacolato il pranzo quotidiano d’alcune < Beccacce >con il proprio lavoro.

Giustifico il suo operato con profonda amicizia e nell’attesa di riprendere la caccia, mi racconta in pochi minuti di aver visto planare alle prime luci del mattino, < Cinque grossi uccelli, in un fitto rovo di mirto dinanzi ad alcune querce,

Ai piedi d’esse cespugli di ginestre.

Il tutto avvalorava la mia tesi, cioè: nella nostra fascia costiera Tirrenica, la

< Beccaccia >accompagna l’arrivo della tramontana.

Ringrazio l’amico boscaiolo per la gentile notizia, e riprendo la mia Passione.

Accompagnato dal mio fedele amico, mi dirigo nel cuore della macchia, è passata circa un’ora, e beccacce neanche l’ombra, questo creava qualche dubbio alla mia tesi in precedenza dettata.

A breve la campanella di <Argo >solo allora < Capi >qualcosa era successo, infatti, la durezza del suolo circostante era molto evidente, tanto da spingere le < Padroni del luogo >nella macchia più umida, e ricca di pastura.

Richiamo la ferma d’Argo, nell’attesa di avvicinarmi, e servire la sua imbattibile avidità di razza. < Però qualcosa incuriosisce anche la mia esperienza >.

Arrivato nelle vicinanze mi accorgo, che il mio fedele amico, con il capo emanava dei segnali, che in passato non era mai successo. Non capivo i messaggi difficili da decifrare. Richiamo ancora una volta la < Ferma >, e mentre faccio alcuni passi in dietro, cercando di capire le sue mosse per errore, inciampo, in un vecchio tronco ormai marcio e reso umido dal tempo.

Incredulo del baccano prodotto, disturba la pastura delle < Beccacce >riunite in branco affamate dinanzi un banchetto di lombrichi.

In pochi secondi, si alzano in volo < Quattro >grosse beccacce a distanza di circa cinque metri da me, sembra la scena di un film senza copione: una di esse (preciso quella di sinistra), aveva nel becco, un lombrico a penzoloni, ancora fresco di cattura. Argo irrompe la solida ferma, sparo due colpi di stoccata con la mitica doppietta, dopo gli spari, con la coda dell’occhio, vedo cadere due beccacce: ricarico

Di nuovo l’arma, nella speranza di un < Replay >. Poco distante la campanella d’Argo nella fitta macchia m’indica la solida cerca dei selvatici abbattuti.

Nell’attesa del riporto, esploro come sempre il terreno circostante alla pastura, nel punto in cui il cane era in ferma. La gioia del momento è grande, il mio compagno cercava nelle sue mosse, di indicare la pastura del branco di beccacce < Ahimè >!

Senza parole.Oggi < Argo > non finisce di stupirmi ritarda il riporto.Ciò significava che uno dei due selvatici era ferito.Con lui non ho timore di perdere selvatici abbattuti, essendo un ottimo cacciatore in tutte le attività e specie.

Mi dirigo nella direzione della sua sparizione, apro un varco nella fitta vegetazione: Argo era già dietro di me, cercava di comunicare con la Regina ferita fra le labbra. M’inginocchio davanti alla sua classe di razza, mentre cerco di comunicare con lui attraverso le solite coccole. Sparisce di nuovo come se avesse dimenticato il secondo selvatico, come se già sapesse dove fosse, sicuro della sua morte certa. Alcuni minuti dopo ritorna con la seconda Beccaccia fra le labbra.

Sicuro del suo lavoro ormai compiuto, si rotola gioioso al mio fianco, mentre come sempre, gli dedico le mie attenzioni con immensa gioia. Dagli occhi fiumi di lacrime bagnano la cacciatora, indurita dal freddo.

Sono quasi le undici di un rigido Dicembre 07,prima del ritorno si fa merenda,nello zaino:l’immancabile cioccolata fondente,un brandy,e croccantini per il mio amico,accompagnati da una ciotola d’acqua. Durante il ritorno,riscendo il letto di un torrente,usando una scorciatoia,mentre argo esplora gli anfratti circostanti. Durante la discesa,il terreno presentava grosse tracce di ghiaccio,ciò indicava scarsa presenza di Beccacce in questa zona. La cerca di Argo è ancora solida come sempre,i suoi continui spostamenti, indicavano la scarsa presenza di selvaggina.Mi fermo ai piedi di una quercia,per togliere il fango accumulato dai miei stivali,con un bastone della vecchia quercia. Ormai siamo quasi arrivati,la distanza dalla nostra auto è pochissima,invito le attenzioni di Argo,in un piccolo e secco canneto a ridosso di un argine in piena,però non vi era emanazione,la rigidità del suolo aveva obbligato alle beccacce la pastura in altri luoghi.

Giunti alla nostra auto,posso dire: chiudere la giornata senza danno è cosa grassa però un briciolo di fortuna non guasta,se potessi darei metà della mia voce al mio fedele amico,però sino ad allora posso dirvi che < Buon sangue non mente >.

 
 
 

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