Dalle mie parti
nelle rigide
mattinate e gelo
pungente, molto
spesso capita di
incontrare per
strada durante il
cammino famiglie di
< Contadini >i quali
avevano lasciato di
buon ora il paese
per recarsi nei
campi induriti dal
gelo.
Avvolti nei loro
cappotti a <Ruota
>incominciano a
svolgere i propri
lavori con le mani
Segnate dal tempo.
M’incammino a passo
lento mentre a lato
opposto del campo, e
dall’alto della sua
cavalcatura, un
tenero augurio di
buona caccia precede
il buon giorno dei
Contadini i quali,
gioiosi rispettano i
veri < Cacciatori >
che riportano
attenzioni alle
culture nei campi.
Mi lanciano in tono
gioioso ed augurale:
< Tranquillo,
stamattina la trovi
la
Padrona >…’’.
Si riferivano alle <
Beccacce >loro
volevano intendere
che le avrei trovate
sotto vento e
lontano dai rovi
ghiacciati.
Saluto con alzata di
mano ringraziando
del tono augurale
mentre tengo al
guinzaglio il mio <
bretoncino Argo >.
Ormai lontano dai
campi coltivati
rivolgo le mie
attenzioni al fitto
bosco di
< Eucaliptus >a
ridosso di un
torrente semi
ghiacciato, mentre <
Argo >il mio fedele
amico attende
impaziente di essere
sciolto, e seguire
il proprio istinto
d’ottimo cacciatore.
Incomincia la cerca
di <Argo >le
sorprese oggi non
mancano! Un
<Boscaiolo curioso
ed incredulo,
osserva appassionato
la nostra battuta di
caccia <Argo >
Ai piedi di un
grosso albero
abbattuto dal vento,
resta in ferma.
Mi avvicino con
molta destrezza,
mentre alla mia
destra il <Boscaiolo
>incredulo nasconde
la propria curiosità
dietro un carico di
legna.
Giunto nelle
vicinanze <Argo >
attende i miei
ordini: al mio <Via
>parte la regina del
bosco, la seguo
sotto mira
nell’attesa del
colpo, con ali
spiegate, si alza a
<Campana >in cima al
grosso <Eucaliptus
>parte il botto! Va
giù la <Beccaccia >!
Il vento indurisce
la presa dell’arma!
Udito il botto <Argo
>cerca, il selvatico
abbattuto, nei fitti
rovi di ginestre e
foglie morte.
Mentre aspetto
orgoglioso il
riporto grossi e
caldi <Fiatoni
>cercano di offrire
un misero tepore
alle mani semi
ghiacciate.
Puntuale arriva il
riporto, orgoglioso
quanto me il mio <
Bretoncino >onora
con immensa
dolcezza, il cuore
della mia passione.
Nonostante la
temperatura, un
continuo scambio di
<Coccole >precede,
la ripresa della
cerca, stupito il
boscaiolo si
avvicina dicendo:
testimone onorario
della scena.
Ignaro della
presenza di Beccacce
in zona, chiede il
permesso di
accarezzare il cane.
Concessa la
richiesta, racconta
a voce spenta che
nel terreno
circostante, aveva
ostacolato il pranzo
quotidiano d’alcune
< Beccacce >con il
proprio lavoro.
Giustifico il suo
operato con profonda
amicizia e
nell’attesa di
riprendere la
caccia, mi racconta
in pochi minuti di
aver visto planare
alle prime luci del
mattino, < Cinque
grossi uccelli, in
un fitto rovo di
mirto dinanzi ad
alcune querce,
Ai piedi d’esse
cespugli di
ginestre.
Il tutto avvalorava
la mia tesi, cioè:
nella nostra fascia
costiera Tirrenica,
la
< Beccaccia
>accompagna l’arrivo
della tramontana.
Ringrazio l’amico
boscaiolo per la
gentile notizia, e
riprendo la mia
Passione.
Accompagnato dal mio
fedele amico, mi
dirigo nel cuore
della macchia, è
passata circa
un’ora, e beccacce
neanche l’ombra,
questo creava
qualche dubbio alla
mia tesi in
precedenza dettata.
A breve la
campanella di <Argo
>solo allora < Capi
>qualcosa era
successo, infatti,
la durezza del suolo
circostante era
molto evidente,
tanto da spingere le
< Padroni del luogo
>nella macchia più
umida, e ricca di
pastura.
Richiamo la ferma
d’Argo, nell’attesa
di avvicinarmi, e
servire la sua
imbattibile avidità
di razza. < Però
qualcosa
incuriosisce anche
la mia esperienza >.
Arrivato nelle
vicinanze mi
accorgo, che il mio
fedele amico, con il
capo emanava dei
segnali, che in
passato non era mai
successo. Non capivo
i messaggi difficili
da decifrare. Richiamo
ancora una volta la
< Ferma >, e mentre
faccio alcuni passi
in dietro, cercando
di capire le sue
mosse per errore,
inciampo, in un
vecchio tronco ormai
marcio e reso umido
dal tempo.
Incredulo del
baccano prodotto,
disturba la pastura
delle < Beccacce
>riunite in branco
affamate dinanzi un
banchetto di
lombrichi.
In pochi secondi, si
alzano in volo <
Quattro >grosse
beccacce a distanza
di circa cinque
metri da me, sembra
la scena di un film
senza copione: una
di esse (preciso
quella di sinistra),
aveva nel becco, un
lombrico a
penzoloni, ancora
fresco di cattura. Argo
irrompe la solida
ferma, sparo due
colpi di stoccata
con la mitica
doppietta, dopo gli
spari, con la coda
dell’occhio, vedo
cadere due beccacce:
ricarico
Di nuovo l’arma,
nella speranza di un
< Replay >. Poco
distante la
campanella d’Argo
nella fitta macchia
m’indica la solida
cerca dei selvatici
abbattuti.
Nell’attesa del
riporto, esploro
come sempre il
terreno circostante
alla pastura, nel
punto in cui il cane
era in ferma. La
gioia del momento è
grande, il mio
compagno cercava
nelle sue mosse, di
indicare la pastura
del branco di
beccacce < Ahimè >!
Senza parole.Oggi <
Argo > non finisce
di stupirmi ritarda
il riporto.Ciò
significava che uno
dei due selvatici
era ferito.Con lui
non ho timore di
perdere selvatici
abbattuti, essendo
un ottimo cacciatore
in tutte le attività
e specie.
Mi dirigo nella
direzione della sua
sparizione, apro un
varco nella fitta
vegetazione: Argo
era già dietro di
me, cercava di
comunicare con la
Regina ferita fra le
labbra.
M’inginocchio
davanti alla sua
classe di razza,
mentre cerco di
comunicare con lui
attraverso le solite
coccole. Sparisce di
nuovo come se avesse
dimenticato il
secondo selvatico,
come se già sapesse
dove fosse, sicuro
della sua morte
certa. Alcuni minuti
dopo ritorna con la
seconda Beccaccia
fra le labbra.
Sicuro del suo
lavoro ormai
compiuto, si rotola
gioioso al mio
fianco, mentre come
sempre, gli dedico
le mie attenzioni
con immensa gioia. Dagli
occhi fiumi di
lacrime bagnano la
cacciatora, indurita
dal freddo.
Sono quasi le undici
di un rigido
Dicembre 07,prima
del ritorno si fa
merenda,nello
zaino:l’immancabile
cioccolata
fondente,un brandy,e
croccantini per il
mio
amico,accompagnati
da una ciotola
d’acqua. Durante il
ritorno,riscendo il
letto di un
torrente,usando una
scorciatoia,mentre
argo esplora gli
anfratti circostanti. Durante
la discesa,il
terreno presentava
grosse tracce di
ghiaccio,ciò
indicava scarsa
presenza di Beccacce
in questa zona. La
cerca di Argo è
ancora solida come
sempre,i suoi
continui
spostamenti,
indicavano la scarsa
presenza di
selvaggina.Mi fermo
ai piedi di una
quercia,per togliere
il fango accumulato
dai miei stivali,con
un bastone della
vecchia quercia. Ormai
siamo quasi
arrivati,la distanza
dalla nostra auto è
pochissima,invito le
attenzioni di
Argo,in un piccolo e
secco canneto a
ridosso di un argine
in piena,però non vi
era emanazione,la
rigidità del suolo
aveva obbligato alle
beccacce la pastura
in altri luoghi.
Giunti alla nostra
auto,posso dire:
chiudere la giornata
senza danno è cosa
grassa però un
briciolo di fortuna
non guasta,se
potessi darei metà
della mia voce al
mio fedele
amico,però sino ad
allora posso dirvi
che < Buon sangue
non mente >.