La magia della caccia: i cacciatori, i cani, la selvaggina, i fucili, le cartucce

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Autore: Riccardo Ceccarelli

Titolo: L'anno della beccaccia

Quando penso alla stagione venatoria che si è appena conclusa, mi immergo nelle meraviglie della natura che da migliaia di anni tende a riequilibrare con sagacia e maestria tutto quello che l'uomo nella sua operosa frenesia tende a portare al di fuori degli equilibri prestabiliti.

E non occorre immergersi nei documentari dell'impareggiabile Piero Angela alla ricerca di improbabili paesaggi africani per capire ciò che ci succede attorno. La natura fa il suo corso nelle savane come nelle nostre campagne.

Così assistiamo al ritorno dei roveti la dove l'agricoltore a smesso di disseccare o al prosperare degli incolti la dove la moderna economia agraria definisce "marginali" certi appezzamenti. Lì, la natura in completa autonomia costruisce le proprie cattedrali, popolando il terreno con le essenze vegetali più proficue che si danno aspra battaglia per ogni centimetro quadrato di suolo e fornendo accogliente habitat per tutte le classi del regno animale, insetti, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi.

Ognuna di esse regna sovrana sui propri substrati in continua bagarre intraspecifica ed interspecifica. E la natura prospera. Questa regola esiste da sempre; la natura nella logica del riequilibrio si riprende ciò che le è stato sottratto, a volte in maniera caotica e devastante, quando un fiume riprende a forza il proprio alveo (e noi la chiamiamo inondazione), molto più spesso in maniera silenziosa rivegentando semplici fossati o ripe (e noi lo chiamiamo infestazione).

Ebbro di questo concetto "del riequilibrare" così consolidato e fecondo, mi è sembrato del tutto naturale, che alle soddisfazioni venatorie sulla selvaggina stanziale negatemi dal poco tempo libero lasciato dal lavoro, si siano sostituite elevati soddisfacimenti alla mia passione venatoria con uno dei miti per eccellenza: la beccaccia.

Tutto questo in un anno nel quale a detta di alcuni il passo è risultato anomalo, per taluni scarso, per molti, nullo.

Non che io abbia acquisito all'improvviso particolari doti venatiche nella ricerca dello scolopacide, non che con gli amici abbiamo frequentato posti diversi dal solito, non che gli ausiliari che da anni ci supportano abbiano avuto eccezionali esperienze esterofile. Niente di tutto questo e una sola certezza: abbiamo trovato le beccacce.

Ce le siamo sudate, arrivando ad alzarle anche sei volte prima di poterle incarnierare.

Per settimane questa nuova abilità acquisita è stata assegnata ad un fantomatico effetto portafortuna del mio nuovo copricapo, la cui teoria è rimasta confermata per un pò di tempo e che affermava che in mia assenza gli amici non facessero incontri.

Poi anche senza il nuovo cappello, sono incappati nella affascinante ferma di Sharon che ha fatto incarnierare lo scolopacide.

I mesi di novembre e dicembre ci hanno allontanato dalla caccia serrata alla stanziale, perché il fascino della beccaccia abbiamo costatato essere un'altra cosa. Non abbiamo provato senso di invidia per coloro che ci parlavano del fagiano di là o della lepre di qua. Siamo rimasti stregati dalla beccaccia, e per essa ci siamo cacciati nelle selve più intrigate che riservavamo in passato ai soli cani.

Adesso ho paura che l'incantesimo, se così si può chiamare rispetto alle normalità delle nostre stagioni venatorie, sia finito, molto per colpa mia, che all'ultima stoccata su un  involo di beccaccia che sembrava uscito dalla mano di Lemmi, l'ho decapitata.

Quando dopo affannosa ricerca Alba la riportata così come un fagotto insignificante senza la sua testa, sono stato assalito dal senso di frustrazione per lo scempio che avevo combinato. E sono andato avanti tutto il giorno, rimuginando su distanza di tiro, strozzatura, cartuccia utilizzata. Tutto era nella norma per la beccaccia, così almeno dice il raziocinio balistico, ma il mio forte timore è che quello sfregio, così prepotentemente perpretrato da una manciata di piombo ad una delle icone più affascinanti della natura, abbia allontanato l'incantesimo.

Se così sarà, rimarrà, negli annali assieme al mito del cappello, alla passionale cerca dei cani, al piacere di aver potuto vivere certe gratificazioni con gli amici di sempre.

 
 
 
 

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