Era nel lontano
maggio 1968 quando
mi recai per la
prima volta in
contarada RE
Martello di Loreto
Aprutino.Ospite
dello zio di un mio
amico,zio Domenico.Ebbi
contatto con la
realta' rurale
dell'entroterra
pescarese.
Si mangiava tutti
dallo stesso piatto
di portata, il
decano, zio Zopito,
detto Tatà,
rigorosamente a capo
tavola,dettava i
ritmi del pranzo. Le
donne in cucina i
bambini fuori,
nell'aia. Io e
Giancarlo,ospiti di
eccezione seduti al
suo fianco. Si
parlava di caccia e
si ricordavano i
tempi dei clamorosi
carnieri dell'
anteguerra e del
primo dopoguerra.
Starne, lepri e
anatre varie
riempivano carnieri
importanti per il
quotidiano desco. La
mia fantasia di
quattordicenne
correva inseguendo
selvatici
immaginari. Finito
il pranzo, giù in
campagna per la
ricognizione del
terreno circostante
e poi al fiume tra
canne e giunchi a
caccia di ranocchi.
Saltafossi e
bucafratte esperti
ci cimentavamo in
gare assurde il cui
premio era la
gloria.
La mia passione
nacque li tra
povertà e fantasia,
generosità e
parsimonia.
Per anni continuai
da patentato a
frequentare quella
casa e quegli amici
a cacciare dall'alba
al tramonto contando
tutte le zolle degli
arati e gli olivi
delle colline.
Certo,i miei
carnieri non erano
quelli dei racconti
di zio Zopito, ma me
la battevo bene,
tordi, merli,
quaglie, tortore,
beccacce e vari
animali di palude
non mancavano mai.
Gli amici non ci
sono più, gli anni e
le malattie hanno
avuto la meglio sui
loro fisici consunti
dalle fatiche della
campagna. La mia
nostalgia rimane e
la perpetuo tornando
ad ogni apertura
nello stesso
posto,e' un tributo
d'affetto che pago
molto
volentieri,rincorro
fantasmi del passato
ma mi sento vivo e
bendisposto verso
tutto e tutti,forse
mi sono riconciliato
anche con Dio.
Il fiume e' ormai
ingabbiato,gli alvei
impraticabili per
incuria,la campagna
avvelenata dalla
chimica,ma,nonostante
tutto,spesso il
cielo e' azzurro,il
vento soffia e
l'erba e' verde.
Questo e' il perchè!