La magia della caccia: i cacciatori, i cani, la selvaggina, i fucili, le cartucce

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Autore: Riccardo Turi

Titolo: Un carniere eccezionale

fagiano

Fasano di Puglia,gennaio 1967.

Non ho ancora vent'anni ed ho la licenza di caccia dall'età di 16 anni,mentre il mio primo fucile (un cal. 28 monocanna) l'ho avuto nel '59 a 12 anni. Da quando ho terminato la scuola nel '65 il mio tempo è regolato sulla caccia perchè nel nostro paese sono tutti cacciatori(di tordi).

Da giorni in paese si vocifera di favolosi carnieri realizzati da Peppino, figlio dell'armiere insieme a Raffaele,factotum dell'armeria ed altri.

La nostra comitiva è composta da zio Franco, Feluccio, Vito, Sebastiano e qualche altro amico occasionale. Zio Franco, in virtù della sua vecchia amicizia con l'armiere Vito,padre di Peppino,va a trovarlo per cercare di sapere il posto dove ci sono tutti questi tordi. E' un sabato pomeriggio verso le 19 quando mi telefona zio Franco e mi dice di raggiungerlo in armeria. Arrivo e mi fanno entrare nel retrobottega dove trovo Peppino,Raffaele e zio Franco. In gran segreto mi dicono che l'indomani andremo a caccia con loro,di non far parola con nessuno e che dove andremo ci sono tordi a non finire.

Sono assalito dal panico: avrò si e no 30 cartucce! Zio Franco,sempre generoso, mi invita ad acquistare tutto il necessario che poi lui pagherà il conto.

Acquisto 1 Kg. di polvere CORDITE, raffinata a Ceglie Messapica e venduta in pacchi di carta legati con lo spago,500 capsule 6,45 tre fori,1 Kg. di borraggio chimico e 15 Kg. di piombo temperato Montevecchio  n.9.

Arrivato a casa,sono circa le 8, avviso subito mia madre di rispondere agli amici che sicuramente telefoneranno per la caccia dell'indomani che sono malato (per un carniere di tordi si tradiscono anche gli amici!). Quindi mi metto subito all'opera nella mia mansarda selezionando dall'enorme tiretto della mia scrivania di lavoro i bossolo usati (di cartone) da utilizzare:ce ne sono un'infinità di tutte le marche. Quindi procedo con l'apposito attrezzo a togliere le capsule vecchie e a inserire le nuove. Con un bossolo cal.20 tagliato, che contiene circa 2g. di Cordite, metto la polvere nei bossoli con sopra un cartoncino ben pressato. Poi si passa ad introdurre il borraggio compresso in maniera che rimanga lo spazio sufficiente per 30 g. di piombo e per l'orlatura. Per finire,con una vecchia macchinetta l'orlatura di tutte le cartucce a mano!!Dopo aver disposto tutte le 500 cartucce in una cassetta di cartone ho finito. Sono le 3,15. Appena il tempo di cambiarmi che arriva zio Franco con la sua Fulvia 2c grigia insieme a Raffaele. Il motivo di una partenza così antelucana è che qualcuno potrebbe seguirci. C'è un'altra macchina,Fiat 1100 R,con Peppino e i due fratelli Pasquale e Pierino. In genere,quando si va in Calabria (da febbraio in poi),ci si ferma al Bar di Trebisacce per un caffè. Ma per il solito timore di essere seguiti non ci fermiamo ed arriviamo a Sibari. A questo punto,io che ho inutilmente tentato di dormire,chiedo a Raffaele il nome di questo misterioso posto. Mi risponde che siamo diretti a Spezzano Albanese,che ci sono molti tordi e che mi consiglia di non sprecare cartucce la mattina presto perchè potrei finirle. Sic! Quante volte ho sentito questi discorsi? Sono sempre scettico.

Alle 5,30 siamo sul posto,sotto il paese di Spezzano che si trova su una collina. La zona è formata da avvallamenti con macchie e oliveti: è ancora buio completo.

Dopo un quarto d'ora comincia a piovere. La solita sfortuna! Alle 7, si vede già benissimo,la pioggia continua sostenuta. Alle 7,30 vedo dalla macchina un tordo attraversare la stradina, poi un altro e poi un altro ancora. Pioggia o non pioggia io esco. Tutti  mi seguono e mentre prendiamo fucili e cartucce spiove. Decido di caricarmi la cassetta con le 500 cartucce e dopo aver preso la mia doppietta Sait Etienne mi avvio. Appena messo piede nel terreno gli stivali sprofondano quasi fino al ginocchio: la terra è zuppa d'acqua!Dopo aver percorso circa 200 metri ed aver guadato un piccolo ruscello,sono esausto. Nonostante gli altri mi invitino a proseguire perchè più avanti è meglio,decido di fermarmi in una piccola radura dietro un cespuglio. Sistemo la cassetta delle cartucce all'asciutto e sono pronto. Davanti a me c'è un oliveto dal quale escono ininterrottamente tordi, merli, storni, cesene: è un Eden! Alterno splendidi tiri a clamorose padelle le quali vengono presto dimenticate dato il numero dei selvatici.

Verso le 10 sento zio Franco che mi chiama dicendomi che ha finito le cartucce. Vado da lui,che spara con un semiautomatico Breda, e sento che vuole le mie cartucce. Lo avverto che sono tutte ricaricate e non calibrate,per cui il fucile potrebbe incepparsi. Non sente ragioni e comincia a sparare. Dopo non più di 7 o 8 colpi il fucile si inceppa. Nel cercare di sistemarlo,perde la molla del serbatoio,volata chissà dove,per cui il fucile può sparare solo ad 1 colpo. Allora mi chiede di andare alla macchina e prendere il fucile di riserva (una doppietta Gitti detta "il tizzone" perchè ha le chiusure traballanti) mentre a lui lascio la Saint Etienne.

Fra una cosa e l'altra quando ritorno al mio posto sono più delle 11 ed il movimento è scemato. Ancora mezz'ora e tutti torniamo alle macchine dove facciamo colazione con focaccia e vino. In 6 abbiamo abbattuto oltre 500 tordi e per parte mia ho sparato oltre 300 cartucce ed ho raccolto 75 tordi.

A questo punto,nonostante Pierino voglia rimanere anche il pomeriggio,decidiamo di tornare.

Sono circa le 13 quando mi aspetta l'ultimo supplizio: zio Franco mi affida la guida della macchina!

Per tutto il tragitto non ho fatto che fumare una sigaretta dopo l'altra per tenermi sveglio e, nonostante ciò, ho percorso gli ultimi chilometri (da Massafra a Fasano) quasi dormendo.

Arrivato a casa rovescio sul tavolo della cucina questo enorme numero di tordi tra la costernazione di mia madre. Sono distrutto ma felice per aver trascorso una giornata straordinaria che non sarà mai dimenticata.

 
 
 
 

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