Fasano, aprile 1960.
Dallo scorso anno
zio Franco ha
comprato un fucile
Beretta cal.28 ad
una canna,con il
quale mi fa sparare.
Alle 14,30 vado ad
aspettarlo alla
fermata della "Marozzi":
lui lavora a Bari e
viaggia con i
pullman Marozzi.
Appena scende gli
chiedo subito se
dobbiamo andare a
caccia. Lui guarda
il tempo bello, il
leggero vento di
maestrale (dalla
banderuola posta in
cima all'orologio
della piazza) e mi
dice di si. Corro
avanti a casa e
mentre lui mangia io
sono già pronto.
Raffaele
dell'armeria ha
caricato delle
cartucce corazzate
per il mio cal.28
mentre zio Franco
usa le JK6 caricate
da lui.
Verso le tre,insieme
agli amici
Raffaele,factotum
dell'armeria
Carrieri, Vito la
guardia notturna e
Peppino (Pepp d'affar,
che vuol dire sempre
indaffarato) ci
rechiamo al canalone
di San Domenico tra
Savelletri e Torre
Canne a caccia alle
tortore.
Il pomeriggio è
vuoto,non si vede
niente e si sente
appena qualche
colpo. Verso le 17
siamo tutti insieme
riuniti a
chiacchierare quando
vediamo zio Franco
correre di corsa in
direzione del mare
dietro un muretto
che si trova in
quella direzione.
Dopo 30/40 metri lo
vediamo
accovacciarsi e
allora notiano sette
tortore che si
dirigono proprio
verso di lui ed il
suo automatico Breda,
ad un'altezza di
15/20 metri.
Quando sono a tiro
vediamo zio Franco
alzarsi e scaricare
i 5 colpi
dell'automatico,
mentre le tortore
proseguono indenni.
Allora vediamo zio
Franco tornare
imprecando e quando
ci arriva vicino
esclamare." I tenai
int'a palt" (le
avevo in tasca).
Risata generale cui
si associa anche lui
nonostante
l'occasione mancata.