La magia della caccia: i cacciatori, i cani, la selvaggina, i fucili, le cartucce

La Doppietta.it - Sito dedicato ai cacciatori ed al mondo della caccia: cani e cinofilia,  selvaggina stanziale e migratoria,  racconti di caccia e barzellette sui cacciatori, veterinaria,  fucili, cartucce e accessori caccia. Armerie, industrie armiere compro e vendo usato e annunci.

 HOME PAGE
 Aggiungi il sito ai preferiti
 Annunci dei cacciatori
 Questionari on line
 Iscriviti alla Newsletter
 Link sulla caccia
 Selvaggina
 Cani da caccia
 Fucili da caccia
 Cartucce da caccia
 Balistica venatoria
 Normative
 Fucili e cartucce per..
 Veterinaria
 ATC Umbria
 Licenza di caccia
 Armerie d'Italia
 ZAC Il Poggetto
 ZRC Poggio al Sole
 Album foto
 Cani e cacciatori
 Gare Cinofile
 Racconti di caccia
 Barzellette
 Allevamento fauna
 Gestione ambientale
 Archivio notizie
 Desktop
 Pittori di caccia
 La caccia in cucina
 Allevare cani da caccia
 Addestrare i cani da caccia

 

Sez. di Pozzuolo Umbro

 Sez. di Panicarola Macchie

 

Le aziende on line

Aggiungi il sito ai tuoi preferiti
Annunci dei cacciatori
 Racconti di caccia e cacciatori
 

Autore: Andrea Vanni

Titolo: La padella

racconti di caccia

La prima volta che ho sparato con un fucile, avevo si e no 6 anni. Ricordo bene che era una doppietta a cani interni, venduta si e no 8 anni or sono per un sovrapposto della Fabarm con prima canna raggiata (attenzione: non rigata come quelle delle carabine!). Il mio babbo mi disse di stringere forte il fucile e di premerlo altrettanto verso la spalla, per sentire minor rinculo.

Ricordo che da quanto era peso, facevo fatica a imbracciarlo cercando di mirare, e poi bam! Premetti il grilletto e il barattolo a cui miravo rimase fermo quasi come se fosse tutt’uno col ramo sottostante. Però fu troppo esaltante…gli orecchi che fischiavano, l’odore della polvere da sparo bruciata, la spalla che faceva male.. tutte nuove emozioni per me, che avevo sempre visto il fucile quasi come lo vede un indigeno, il “Bastone di fuoco” appunto e ora sapevo adoprarlo!

Fin da piccolo sono sempre andato dietro al mio babbo, quando andava a caccia, ovviamente se potevo andare, perché quando andava a caccia al cinghiale non mi portava.

Il giorno dell’apertura della caccia era quasi come un capodanno per me, il giorno prima, nel pomeriggio, ricordo che mi mettevo ritualmente a guardare la preparazione della cartucciera, dove venivano sistemate le cartucce in ordine, quelle con il piombo del 5, poi del 7, poi del 7 ½ e così via, poi c’era da cercare i panni, gli scarponi, gli stivali nel caso di guazza e alla cintura mettevo un coltello stile Rambo che paragonato a me sembrava portassi una spada!

La notte poi non riuscivo a dormire tanto ero eccitato, mi svegliavo prima che la sveglia regolata alle 4:30 suonasse, poi colazione e via a prendere Kira al canile, che quando ci vedeva arrivare nel mezzo della notte capiva già cosa la attendeva e si vedeva che era contenta matta!

Poi via al posto di ritrovo concordato con amici, dove spesso c’era già qualcuno che era li dalla sera prima per prendere il posto.

E poi dopo le 6 quando si riusciva a vedere qualcosa..via..<<Andrea  sciogli il cane!>>.

Comunque per tirare al mio primo fagiano ho dovuto attendere di essere un po’ più grandicello.

Altra caccia che mi piaceva era quando si andava al passo. Dove la differenza è che non hai il cane, fa più freddo, stai fermo dentro al capannino fatto li per li di frasche e rametti, con il naso all’insù a guardare a destra e sinistra pronto a scattare anche se vedevi un moscino con la coda dell’occhio. Li mi divertivo perché quando andavo il più delle volte tiravo io, comunque state tranquilli che erano molte le padelle! Poi a metà mattinata, per fermare la fame e per scaldarsi un po’, era d’obbligo la salciccia arrostita sul focarello fatto li per li, succo di frutta, pane abbrustolito e formaggio che come è buono mangiato in queste in occasioni, all’aperto, non lo sarà mai neanche sulla tavola del migliore ristorante!

Poi viene la caccia che più affascina, per un sacco di motivi che è difficile riassumere in poche parole. La caccia al cinghiale!

La prima volta avrò avuto si e no 18 anni, ma non fu granché, non mi entusiasmò. Restammo una mezza mattinata fermi alla posta senza sentire niente, tranne il freddo e il vento secco che tagliava le guance. Poi con il fatto che studiavo all’università, ho snobbato la caccia per un bel po..

Anni dopo, in una fredda mattina di novembre, eravamo alla posta, zitti zitti, io tenevo la carabina pronto a sparare al bestione: non è come tirare ad un barattolo, perché sai che il barattolo è rotondo, è fermo, sotto c’è un muro, conosci la distanza..sei più o meno sicuro di quello che fai. Invece quella mattina io non sapevo a cosa andavo incontro: i cinghiali li avevo visti o in TV correre nei prati, o sdraiati sul retro di un apino e li ormai non correvano più. Inoltre eravamo in un fitto bosco, vicini ad un fosso e il rumore dell’acqua copriva tutti gli altri rumori, poi non c’erano viottoli o passi molto trafficati, il cinghiale poteva sbucare da ogni parte.

Si sentono in lontananza le prime fucilate, cupe e profonde nel fitto del bosco, ma con l’acqua che scorre, non si capisce bene da dove arrivano. Io mi stavo preparando al tiro facendo delle prove di imbracciatura nelle varie direzioni. Ancora fucilate e urla, questa volta l’hanno trovato, ma niente cani che abbaiano, o meglio sembra di sentire qualcosa, ma forse è solo l’acqua che scorre.

Poi ad un tratto sento un fruscio di foglie secche, eccolo è lui, nero e sparato giù per il bosco davanti a me, al di la del fosso, io imbraccio la carabina molto lentamente e mi preparo al tiro, poi quando mi è davanti si ferma di scatto. Saranno si e no dieci metri. Guardo dentro al mirino, quello col punto rosso, miro tra spalla e testa e sicuro del centro sparo. Frazione di secondo e il bestione scappa, tornando da dove era venuto, lo guardo  sbigottito cercando quasi di vedere nei suoi movimenti un indugio, un segno di debolezza, un segno che era ferito, che lo avevo centrato! Rimango li imbambolato senza tentare il secondo tiro, tanto ormai il cinghiale se ne era andato. Incredulo mi giro verso il mio babbo altrettanto diviso tra incredulità e sconforto. Padella!.

Ricostruiamo i fatti. Il fatto era che il tiro era centrale, solo che nel cercare il bersaglio col punto rosso non avevo visto i due ornelli, del diametro più o meno di un bicchiere da tavola che erano tra me e il cinghiale. Il tronco delle due piante era forato da parte a parte come da un trapano, senza scheggiature o strappi, e sempre sullo stesso asse ma spostato più in basso c’era un buco grande come un pugno, alla base di una grande quercia, proprio la quercia che stava dietro al bestione, che per sua fortuna e per mia delusione, si è visto passare il proiettile sotto la gola.

Io nell’emozione della situazione non avevo proprio fatto caso alle piante che mi si paravano davanti. La versione ufficiale era che la padella l’aveva fatta il mio babbo, a cui fu detto << le piante non si mangiano!>>

Sono passati poi sei anni, prima che tornassi a caccia al cinghiale, quasi come se avessi scontato una pena, vuoi perché io non chiedevo di andare, vuoi perché qualcun altro non mi chiedeva di andare.

Però quella vocina, quel lieve sussurro che viene da dentro quasi fosse scritto nel codice genetico, mi ha sempre tenuto viva la voglia di tornare a caccia al cinghiale.

Finiti gli studi, con decisione ho detto <<Babbo quest’anno vengo tutti i sabato e tutte le domeniche>> e così è stato.

 
 
 
 

Bacheca degli annunci

  armi >>

  cani da caccia >>

  accessori caccia >>

  altro >>

 

  INSERISCI ANNUNCI >>

Le aziende della caccia

armi 

munizioni 

abbigliamento 
calzature 
accessori caccia e tiro 
accessori armi 
accessori cani 
accessori selvaggina 
buffetteria 
coltelleria 
ottiche 
allevamenti cani 
allevamenti selvaggina 
igiene e salute del cane 
alimenti per cani 
alimenti per selvaggina 
arte e caccia 
gadget 
falconeria 
arceria 
programmi TV - video 
case editrici 
eventi e manifestazioni 
ag. viaggi venatori 
aziende faunistiche 
riserve di caccia estere 
addestratori 

associazioni venatorie 

ass. e club cinofili 

 

Caccia e cacciatori Federcaccia Pozzuolo Umbro    Proprietà Dott. Riccardo Ceccarelli  wm@ladoppietta.it   La magia della caccia raccontata dai cacciatori