Siamo a
novembre, non fa
molto freddo, i
primi week-end
di caccia
vengono uccisi
alcuni
cinghiali, ma
nessuno alle
poste vicino
alla nostra,
insomma si sono
sentiti solo gli
spari!
Poi un sabato…..
Sveglia alle
sette, alle otto
bisogna essere
al punto di
ritrovo.
Arriviamo
puntuali nel
piazzale dove
dietro ad alcuni
fuoristrada ci
sono i carrelli
con i cani.
Stanno dentro a
delle casse di
legno e quando
ti avvicini alla
porticina vedi
apparire quattro
o cinque nasi
umidi e mollicci
che annusano, e
vedi un corpo
solo: mutazione
genetica!..
Hanno creato un
cane a quattro
teste! Nel
frattempo si
attende che
arrivi la
notizia della
zona di caccia
che ci è stata
assegnata,
ovviamente a
sorte, e i
cacciatori
parlano di
storie di
caccia, di
padelle, di tiri
favolosi, di
cani persi che
tornano anche
dopo giorni, di
cani feriti da
cinghiali, di
cani rapiti da
UFO.
Nell’attesa
qualcuno parte e
va a “tracciare”
cioè va a vedere
se nella notte i
cinghiali sono
transitati dai
viottoli verso
una certa zona,
cercando di
capire quanti
sono, quanto
sono grossi.
Arriva il
momento di
assegnare le
poste, ogni
cacciatore
estrae un numero
da un sacchetto
e quello sarà il
numero della
posta per tutto
il giorno.
Giunta la
notizia della
zona di caccia
assegnata alla
squadra, viene
stabilito da
dove verranno
messe le poste,
e questo dipende
anche da quante
poste siamo; il
resto della zona
la dovranno
chiudere i canai.
Si parte, una
fila di macchine
si avvia nella
campagna ancora
addormentata e
molle di
rugiada, si
arriva al
parcheggio che
spesso è più uno
slargo nella
strada, si
lasciano le
macchine e in
fila ci si avvia
alle poste
cercando di fare
meno rumore
possibile.
Arrivati alla
posta, spesso si
cerca di tirare
su un riparo
occasionale con
rametti e
ginestre, poi si
va ad esplorare
la zona da
tenere
sott’occhio,
vedere da dove
potrebbe passare
il cinghiale e
prendere dei
riferimenti, poi
si va a vedere
dove è la posta
alla nostra
sinistra e dove
è quella alla
nostra destra e
ci si mette
d’accordo sui
punti oltre i
quali non
sparare <<io
sparo da li a li>>.
Siamo ad una
posta
sull’argine di
un fosso, la
vegetazione non
è fitta, il
sottobosco è
rado, c’è
l’acqua che
fruscia, l’unica
cosa che è
cambiata da
quando ho
padellato il
bestione è il
punto rosso che
questa volta non
c’è. Inizia la
battuta e dopo
poco vengono
trovati i
cinghiali, i
canai iniziano a
sparare e
urlare, la
tensione sale,
il cuore batte
più forte nel
petto, sei teso
come una corda
di violino e fai
respiri profondi
per cercare di
rallentare il
battito.
Soprattutto
pensavo che se
anche questa
volta lo avessi
padellato, beh
allora sarebbe
stata l’ultima
volta che avrei
deluso il mio
babbo: non sarei
più andato a
caccia al
cinghiale! Si
sentono i cani
abbaiare e
sembrano
avvicinarsi
sempre di più;
una voce
sussurra da
dietro le spalle
<<attento che
quando si sente
i cani il
cinghiale è
vicino, stai
pronto e mira
con calma>>
e io annuisco
col capo e le
spalle come per
dire <<si, si
lo so ma per chi
mi hai preso!>>
Bam, bam, bam
spara la posta
alla nostra
sinistra, ma noi
non vediamo
nulla perché la
posta è lontana
e coperta da una
collinetta.
Un attimo di
delusione perché
il bestione ha
scelto di non
passare da me.
Ma poi sento
frusciare e
troncare rami e
una macchia
nera, grande, si
sta aprendo una
strada tra la
vegetazione
dall’altra parte
del fosso,
correndo a più
non posso
parallelamente a
dove sono io: mi
trovavo in
ginocchio per
vedere meglio la
zona di fronte a
me, con calma
miro alla figura
nera che corre
spedita, bam e
il Diavolo Nero
rallenta ma non
cade, bam ancora
e questa volta
china il muso e
cade in avanti
strusciando per
due metri nelle
foglie. Quando
spari con la
carabina, il
rumore, o suono
a detta di
alcuni, è
violento, secco
e forte.
Sussurro <<L’ho
chiappato>>
è il mio primo
cinghiale!! <<Bravo!
Bravo!!>>
Due pacche sulla
spalla, mi giro
e questa volta
la faccia
esprime
soddisfazione,
contentezza
quasi fosse uno
specchio perché
per me sono le
stesse
sensazioni.
Restiamo ancora
fermi immobili
nel caso
l’animale non
fosse solo, ma
niente. Quindi
attraversiamo il
fosso, e dalla
sinistra una
voce lontana
dice..<<l’hai
preso?>>.
Il cinghiale è
morto, è un
maschio sui 60
kg, hai una
ferita di
struscio proprio
sopra la testa,
è solo un
taglio, giusto
quanto basta a
farlo infuriare
ed andare come
un razzo; poi ha
un buco nel
torace e quello
è il mio primo
tiro, che non lo
ha fermato, poi
un buco dietro
l’orecchio e
quello è stato
fatale. Dopo tre
minuti dagli
spari arrivano i
cani, 7 o 8 e si
mettono in
cerchio ad
abbaiare e
mordicchiare la
bestia che ormai
non può più
reagire. Un po’
di feste, di
carezze e li
rimandiamo
indietro, verso
la zona di
caccia, il mio
babbo castra il
cinghiale, lo
lasciamo li e
torniamo alla
posta.
Alcune ore e la
battuta finisce,
si va a pranzo e
questa volta la
versione
ufficiale è che
ho tirato io. Il
signore della
posta di sopra
che ha tirato
per primo
ricostruisce i
fatti e dice che
è lui che lo ha
ferito e che il
bestione è
venuto a morire
li davanti a me,
ma i fori della
30-06 sono
diversi da
quelli di fucile
cal.12 ed
all’occhio
esperto del
capocaccia i
fatti appaiono
come sono
effettivamente
andati. Poi alla
fine del
pomeriggio
finisce la
battuta e i
cinghiali
abbattuti, che
sono in tutto
tre, vengono
portati alla
casetta dei
cacciatori e
appesi a dei
ganci dove
verranno tolte
pelli e
interiora, alla
domenica
verranno
spezzati in
piccole parti
per essere poi
distribuiti ai
cacciatori.
Ho conservato il
bossolo della
cartuccia, c’ho
scritto sopra la
data e il numero
”1°”.
Numero uno a cui
è seguito il
numero due.