In quest'autunno
asciutto e
strano ti capita
di uscire a
caccia quasi per
forza d'inerzia,
perché ai tuoi
cani glielo devi
e perché poi
come al solito
la settimana
lavorativa che
l'indomani
inizia lascia
poco spazio al
relax e ad una
spensierata
passeggiata
immersi nella
natura.
Così, in
contemporanea
con il freddo
polare, decidi
di uscire dopo
pranzo, perché
la mattina si
sta tanto bene a
letto e vai
cercare riparo
dalla tramontana
nel bosco sotto
casa.
I cani premiamo
con innato
entusiasmo la
tua scelta di
uscire a caccia
che hai fatto
quasi per loro.
Il bosco non ti
delude mai, ti
ripara dal vento
del nord, e ti
accoglie con le
sue essenze
vegetali,
mettendo una
efficace
barriera tra te
e la realtà;
solo di tanto in
tanto i pensieri
rivolti al
futuro ed al
passato, bucano
la protezione
che ti da il
verde, ma il
vento se li
porta,
lasciandoti il
privilegio di
sentir cantare
le fronde
sbattute dal
vento.
Il detto dei
nonni è
"quando piove e
tira vento il
cacciatore perde
tempo"; c'è
molto di vero,
ma esci sempre
con la speranza
che la tua
tenacia lo possa
sovvertire.
I cani spaziano
nel bosco; il
vecchio York
setter
bruttarello nei
movimenti quanto
redditizio per
il carniere, e
l'ultimo
arrivato Duca,
setterino di un
anno, splendido
regalo degli
amici Stefano ed
Oriano, che sta
dimostrando in
punta di piedi
che oltre
all'eleganza del
portamento
possiede
seriamente la
stoffa del
cacciatore.
Me ne vado cosi
verso nord,
faccia alla
tramontana,
passando verso
la parte bassa
del bosco che da
sui vigneti.
Penso che se c'è
una lepre nei
vigneti non può
che essere lì
al riparo,
dietro la
macchietta del
prete. Mi avvio
così in quella
direzione e mi
accorgo che York
con insistenza
cerca di entrare
nel bordo della
macchietta. E'
fitta e piena di
rovi e ricordo
l'unico che
abbia avuto il
coraggio di
attraversarla, è
stato Marco,
carissimo amico
mancato in
questa torrida
estate,
cacciatore
sopraffino ed
appassionato,
amante del
piacere
venatorio che la
vita gli ha
offerto.
York insiste e
mentre lo fa
Duca trova un
varco ed entra
nel boschetto,
cerco di
posizionarmi non
si mai e mentre
lo faccio sento
un frullo
poderoso e dopo
un istante che
sembra una vita,
il fagiano esce
sopra gli
alberi, miro.
Tiro il
grilletto, tiro,
tiro ma è
bloccato, porca
miseria la
sicura, la
sblocco, ma il
fagiano nella
tramontana
poderosa va come
un coriandolo.
Gli esplodo
dietro i tre
colpi, ma è
tardi, è fuori
tiro e lo guardo
dirigersi
sballottato dal
vento verso
l'alto del bosco
ove la riserva
gli darà la
salvezza.
Non ci credo,
non è possibile,
la sicura, che
negligenza. Sono
gli eventi da
bestemmia, ma
non mi è
consona, in
fondo ho vissuto
un'emozione, e
ancora Marco mi
torna in mente;
quello è il
luogo ove spesso
ci incontravamo,
ci sedevamo,
parlavamo della
nostra passione
e della sua
batteria di
setter. La sua
erre moscia
accompagnava il
racconto delle
sue emozioni
esplose su
fagiani e
beccacce.
Mentre il
ricordo
dell'amico mi
circonda penso
che comunque
almeno dovrò
salire sul
limite della
collina dove il
bosco termina
nella riserva,
magari il
fagiano si è
fermato prima.
Così risalgo il
versante
incitando i cani
che per la
verità sono
attivi di suo,
Duca ovviamente
per brio
giovanile molto
più di York. Per
una mezz'oretta
cerchiamo il
fagiano ove
presumo possa
essere in
alternativa al
rifugio della
riserva, ma
niente.
Me ne faccio una
ragione. Perchè
dalla quota
raggiunta
avrebbe dovuto
buttarsi nel
bosco? Vado a
vedere al limite
del bosco e sono
un pò affranto
perché per tutti
i ricordi
dell'amico
scomparso mi
piacerebbe
dedicare il
pennuto trofeo alla sua
memoria.
Mentre sono
assorto nei miei
pensieri, ho
appena il tempo
di accorgermi
che i miei
setter sono
impegnati nei
rovi e FRRRRRR
di nuovo il
maschione
decolla tra gli
alberi, esplodo
un colpo di
stoccata e non
vedo più nulla,
se non i setter
che si
precipitano
nella direzione
del fagiano. Li
incito, ma non ne
hanno bisogno
forse sono io
che vorrei che
si
materializzasse
il fagiano. Sono
sicuro di averlo
preso ma è più il mio
istinto che la
certezza. Mentre
incito York mi
vedo arrivare
Duca con il
fagiano in
bocca, mi sta
cercando,
riporto da
manuale, mi
allontano per
rendergli la
vita più
difficile, lo
chiamo lui viene
da me; mi si
mette seduto
davanti e lascia
che io prenda il
fagiano.
Riporto perfetto
e la cosa mi
emoziona; mai
saputo
addestrare i
cani per il
riporto io, ma
Oriano sa il
fatto suo e me
l'ha corretto al
punto giusto.
Bella
performance del
Duca che nel
futuro mi
regalerà ancora
emozioni, ma
adesso ne ho
un'altra nel
cuore. E la
dedica
dell'emozione
che volevo per
l'amico
perduto, il cui
ricordo è
presente in
tante cose: nei
luoghi, nel
fagiano, nella
cartuccia
prestatami in una
umida mattina
che conservo
gelosamente.
In quel momento
tutto mi
riconduce a lui
che mi guarda da
lassù e gioisce
con me!