Non è finita qui
la mia storia,
perché a gennaio
mio babbo è
stato invitato a
cacciare in una
riserva di
caccia, dove tre
volte all’anno
organizzano
battute di
caccia al
cinghiale per
cercare di
contenerne il
numero.
Arriviamo di
buon ora al
punto di ritrovo
e quando viene
il momento di
assegnare le
poste,
rigorosamente
per estrazione,
conto circa 60
fucili più una
ventina di canai,
numeri grandi
per come siamo
abituati noi
dalle nostre
parti, dove
spesso si arriva
appena a fare il
numero minimo
consentito per
cacciare.
Ci incamminiamo
verso le poste,
in fila indiana
e rigoroso
silenzio: io
sono l’unico
senza fucile e a
chi mi chiede <<
te bimbo ‘un
cel’hai il
fucile?>>
rispondo <<
no sono a vedere>>.
Non conosco
nessuno, solo la
persona che ci
ha invitato
mentre mio babbo
e nativo del
posto quindi ha
un sacco di
conoscenti e
amici di
infanzia tra i
cacciatori
presenti.
Cammina, cammina
finalmente
arriviamo alla
posta. Le poste
accanto alla
nostra sono
molto vicine a
noi, si e no a
dieci metri.
Siamo lungo un
viottolo nel
bosco, e gli
alberi sono
veramente fitti
ma per una
larghezza di 6-7
metri non ci
sono cespugli, è
abbastanza
pulito, oltre è
una fitta
ragnatela di
vegetazione.
Iniziano gli
accordi con le
poste vicine <<io
vedo fino li, te
tiri da li a li>>,
si stabilisce
cioè la zona in
cui ognuno può
sparare, per non
tirare in due
allo stesso
animale e creare
inutili
tensioni.
Il mio babbo al
solito mi da la
carabina, ma io
non la voglio,
gli dico che ne
ho già presi tre
e che ora tocca
a lui sparare,
ma niente da
fare. Tiro io.
Inizia la
battuta, la zona
è grande, i cani
sono tanti,
insomma c’è da
divertirsi.
Si fa un po’ di
pulizia davanti
alla posta
tagliando
qualche rametto
secco qua e la
per liberare la
visuale, si fa
anche un piccolo
riparo davanti a
noi per essere
meno visibili
dall’animale. Io
spesso cerco di
farmi anche un
buon appoggio
per i piedi,
perché stare
alcune ore in
piedi con una
posizione
scomoda stanca
molto.
Arriva la prima
canizza, ma
falso allarme, è
un capriolo che
ci passa vicino
vicino, perché
se resti
immobile non c’è
niente da fare,
non ti vedono.
Poi quando
arrivano i cani
stiamo attenti
che non seguano
il capriolo e li
rimandiamo
indietro. Altra
canizza e
fucilate, questa
volta me la
sento, è il
cinghiale. Si
avvicinano i
cani, il cuore
parte come
impazzito, da
quasi noia, ma
poi niente,
arrivano i cani
fin davanti a
noi e tornano
indietro senza
abbaiare.
<<Lo hanno
lasciato>>
sussurra il mio
babbo. Ma nel
fitto del bosco
non si vede
niente. Restiamo
in silenzio. Poi
ad un tratto si
sente qualcosa
che si muove
davanti a noi. È
lui? Passano
circa dieci
minuti buoni.
Ormai siamo
convinti che se
prima era la,
ora se ne era
andato.
Poi ad un tratto
sento un rumore
di rami e foglie
smossi proprio
davanti a me,
quindi mi metto
in posizione di
tiro e attendo
di vedere cosa
è, devo fare
attenzione
perché potrebbe
essere anche un
cane che è
rimasto indietro
agli altri o si
è perso, inoltre
ce ne sono molti
che hanno il
pelo nero e nel
folto del bosco
possono sembrare
dei cinghiali,
quindi è bene
stare molto
attenti.
Ancora un
fruscio ed
eccoti arrivare
il bestione che
appena un po’
allo scoperto si
ferma e ascolta.
Si vede appena
la testa, cel’ho
di fronte e sta
guardando verso
di me,
lentamente
prendo la mira e
sparo proprio
sopra gli occhi.
Bam e il
cinghiale cade
giù.
Solita pacca
sulla spalla da
parte del mio
babbo, che
inoltre dice di
avermi detto a
bassa voce <<tira,
tiragli>> ma
io sono
sicurissimo di
non aver sentito
nulla! Dalla
posta alla mia
sinistra si
sente <<a che
hai tirato?>>.
Ci avviciniamo
all’animale che
giace esanime e
lo trasciniamo
fino alla nostra
posta, è un
maschio sui 50
kg un po’
spelacchiato.
La mattina
finisce e si
riparte tutti in
colonna verso il
punto di ritrovo
dove mangeremo:
per la strada
gli altri
cacciatori
mormorano che in
tutto sono stati
presi tre
cinghiali, io
girandomi verso
mio babbo <<noi
la nostra figura
s’è fatta!>>.
Poi a fine
cacciata ho
scritto il
numero “4” sul
bossolo.