Arriva la terza
domenica di
gennaio, siamo
quasi alla fine
del periodo di
caccia, ormai mi
sento quasi un
veterano della
squadra, anche
considerando il
fatto che ci
sono alcuni
cacciatori della
squadra che non
hanno fatto
nemmeno un tiro
o al massimo una
padella e quindi
ci potrebbe
stare la
sensazione di
non esser visto
di buon occhio
da alcuni.
Arriviamo al
punto di ritrovo
in orario giusto
per estrarre il
numerino (anche
perché i numeri
ce li abbiamo
noi e quindi
finchè non
arriviamo le
poste non le
assegnano). C’è
un problema,
siamo in
diciotto, canai
compresi, quindi
alcuni di loro
devono stare di
posta. Preso il
numero un
cacciatore mi fa
<<Andrea,
attento che oggi
passa dalla tua
posta, lo
richiappi>>
quasi
volendomela
gufare; io
rispondo <<speriamo!>>.
Siamo nuovamente
vicino ad un
fosso ma l’acqua
questa volta
scorre lenta
senza fare tanto
rumore; davanti
alla nostra
destra c’è un
masso enorme al
cui lato c’è un
viottolo molto
transitato dai
cinghiali, la
posta è in
discesa e sulla
sinistra in
basso scorre il
torrente,
ovviamente non
mancano gli
alberi e la
vegetazione che
lasciano
intravedere
molto poco. Le
altre poste non
si vedono.
Essendo in pochi
siamo
posizionati nei
punti ritenuti
più strategici,
quindi se il
cinghiale passa
da una posta è
quasi come
indovinare un
terno al lotto.
Per radio si
sente dire che
non c’è niente,
passano le ore
fino a quando si
sente uno sparo
in lontananza
che fa quasi
eco, per radio
si sente una
conversazione
affannata tra
due canai: lo
hanno trovato!
<<sparate
sulla destra!>>
e poco dopo bom
bom iniziano a
sparare per
cercare di
mandare verso le
poste i o il
cinghiale. Ci
siamo! Scarica
di adrenalina e
il cuore inizia
a ballare nel
petto, tanto che
devi aumentare
anche il respiro
per stargli
dietro, te lo
senti quasi in
gola che batte
accelerando. Sul
letto del
torrente si
sentono
ciottolare
sassi, c’è
qualcosa: è un
capriolo bello
grosso che
guardingo sta
percorrendo il
torrente
passando anche
nell’acqua alta,
quasi per far
perdere l’odore
e disorientare i
cani al seguito,
attendiamo che
ci abbia
superato e poi
ci facciamo
sentire battendo
le mani:
spaventato, il
capriolo in due
balzi salta
nell’acqua quasi
come un
motoscafo e si
allontana
uscendo dalla
zona di caccia.
Scendiamo al
torrente per
rimandare
indietro i cani
e riprendiamo
posizione alla
posta. Dopo un
ora, quando
ormai stavo già
assaporando la
bistecca da
cuocere alla
brace, alla
radio si sente
dire che hanno
trovato
qualcosa,
ricominciano a
sparare di qua e
di la, anche
urlando, i cani
abbaiano e si
dirigono verso
di noi, sono
attimi, mi
preparo al tiro
ma non so da
dove arriverà il
bestione, sempre
che di cinghiale
si tratti e che
passi da dove
sono io, il
cuore pompa come
un dannato, gli
orecchi sono
tesi a captare
il minimo rumore
strano. Eccolo
il rumore, dal
greto del
torrente
proviene un
ciottolio di
sassi e poi lo
vedo, nero, un
bestione che sta
trottando
seguendo quasi
lo stesso
percorso del
capriolo di
prima. Ci sono
alberi tra me e
lui e qualche
radura, ma è
ancora presto
per tentare il
tiro, attendo
che si avvicini
ancora, poi
quando è sulla
perpendicolare
tra me e il
torrente dove
c’è uno slargo
tra la
vegetazione, bam
sparo! Dopo il
tiro,
nell’ipotesi di
averlo ferito,
lo cerco più a
valle, nel letto
del torrente, da
dietro la querce
a cui ero
vicino, ma non
vedo niente,
faccio un balzo
in avanti e
scendo verso il
torrente.
Il cinghiale è
sdraiato appena
bagnato
dall’acqua,
completamente
immobile.
Arrivano i cani,
ci sono tutti
non ne manca uno
e inizia la
danza dei morsi
e degli abbai,
anche loro sono
eccitati e
intimoriti allo
stesso tempo al
cospetto di
questo bestione.
L’ho colpito
dietro la testa,
sulla spina
dorsale e
l’animale è
morto quasi sul
colpo. Era un
maschio di 80
kg, enorme, in
due facemmo
molta fatica a
trascinarlo
fuori
dall’acqua.
Delle tre
catture fatte
quella domenica,
fu il più
grosso, per me
il più grosso in
assoluto.
Dopo questo anno
di divertimento
ho deciso di
segnarmi al
corso per
prendere il
porto d’armi uso
caccia.