La magia della caccia: i cacciatori, i cani, la selvaggina, i fucili, le cartucce

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Autore: Mario Contessa

Titolo: La regina delle Beccacce

racconti di caccia

Il cercatore di beccacce, per soddisfare il suo amore sportivo, sostiene una miriade di sacrifici che solo la sua passione gli può giustificare e fa cose... apparentemente insensate che le persone “normali” non le sognerebbero nemmeno, il suo girovagare per boschi è la pura arte dell'andare a caccia.

Egli fa lunghe sfacchinate e scalate di colline e canaloni dall'apparenza inaccessibili che mettono a dura prova tutto il suo corpo, il quale è retto a fatica dalle gambe, a volte, prende delle bagnate maiuscole, autentiche “papere” quasi da incosciente, supera ostacoli e terreni accidentati che meraviglia anche se stesso e... senza tener conto delle alzatacce.

Il cacciatore, ragiona con il suo cane e, prospettano insieme, piani di caccia, ma la cosa più strana è, che il suo amico, lui avverte, lo stia a sentire quando prende l'iniziativa e va a cercare nel punto stabilito in precedenza, dandogli la sensazione di comprendere tutto quello che ha detto, andando a scegliere sul campo, come d'accordo, i punti migliori per scovare l'agognata regina del bosco: la beccaccia.

Ordunque il cane, ad essere sinceri, quando caccia, fa solo quello che l'istinto e il suo intuito innato gli suggerisce e il cacciatore s'illude perché gli piace illudersi, pensando che il suo ausiliare sappia leggere e scrivere e lo tratta da par suo.

Questa è la verità e la vera poesia di una passione antica, peccato che sempre più restrizioni e zone vietate all'attività venatoria, la ostacolano...

Sono anni che sul Gargano, almeno dalle mie parti, la beccaccia si è lasciata desiderare, solo qualche ritrovamento qua e la nell'annata venatoria 2006/2007, Max, il mio setter inglese di nove anni, ne ha trovata una sola, tanto infrascata quando frullò, da poterla solo ammirare.

Un allevatore di mucche podoliche che mi ha preso in simpatia, per questo stento a prendere sonno questa notte, ieri mi ha portato la buona novella: “Mario”, mi ha detto “domenica tieniti pronto! Negli ultimi cinque giorni ne ho incontrato almeno una decina delle tue preferite, s'involano da sotto i piedi librandosi in volo con la “pipa” in bocca verso il querceto e”, con ammirazione verso questo splendido animale, ha continuato: “portando l'armonia che mancava nel bosco”.

Rigirandomi nel letto, alla ricerca di una posizione conciliatrice per il sonno, cavalco l'onda della speranza: “domani sarà una buona giornata,” penso, “se le frullano da sotto i piedi figurati col cane!”

Questo pensiero mi fa fantasticare cacciate d'altri tempi insieme a Max, sento tanto la giornata venatoria di domani che mi fa diventare ansioso come un giovane alla sua prima battuta di caccia; non vedo l'ora che faccia giorno, intanto, Morfeo non mi sta dando una mano ed io voglio dormire.

La mia vecchia panda 750, non è poi così vecchia, ha sbuffato sulla corta salita ripida quando il mio compagno di avventure di caccia, Matteo, contagiato dalla “soffiata” dell'allevatore e per convincersi che avremmo fatto un ottimo carniere, mi ha chiesto per l'ennesima volta: “ma davvero Pasquale ha detto di aver visto così tante beccacce!?” Gli ho risposto mentre lui continuava a sfregarsi le mani con forza, “certo che l'ha viste, lui è un uomo serio, non si permetterebbe mai di prendermi in giro!

Frattanto cominciava ad albeggiare e la luce del giorno allontanava definitivamente quella notte tormentosa e metteva in evidenza, a poca distanza da noi, il luogo in cui avremmo gioito e sciolto i nostri dubbi.

Le effusioni festose dei cani, quando ho spento il motore, sottolineavano l'inizio della favolosa giornata, la loro impazienza di spaziare nel bosco, uguagliava la nostra e aprendo la porta per farli scendere dall'auto ho detto a Matteo: “allora siamo d'accordo? Il tempo di far sfogare il mio setter e ci ricongiungiamo in cima alla collina.

Il suo breton non avrebbe tenuto l'andatura di Max in principio e di solito facevamo sempre così.

Aaaah... ho tirato un lungo respiro profondo di quell'aria fresca tenendo la bocca chiusa, come a volerla annusare e cercare di capire subito da che parte andare per cacciare nel migliore dei modi...

Vai Max, fammi vedere il tuo valore,” gli ho detto mentre l'ho accarezzato e tolto il guinzaglio.

Il suo galoppare nel prato, precedente il sottobosco dove saremmo andati, ha lasciato trasparire tutta la sua voglia accumulata nella settimana costretto nel suo recinto e andava nel vento, diritto verso un'insieme di spinato e ginestre, nascondendosi ai miei occhi e vedendolo solo con il rumore del campano.

Eccola! Eccola!” Ho gridato a me stesso senza parlare.

Ella è apparsa dalle viscere del bosco con un volo morbido, tranquilla, senza mostrare imbarazzo, sia al cane che al cacciatore, sfiorando con le punte delle ali le cime delle ginestre e, con il suo becco inconfondibile si è diretta poco più in la, verso il fondo del canale, proprio dove inizia il querceto.

Ho pensato: “il suo volo era molto tranquillo e non mi sembrava nervosa, come mai?” mi sono chiesto, “non si è lasciata fermare? Bene, comunque ho rotto il ghiaccio, sono appena arrivato e l'ho vista volare, l'anno scorso impiegai un anno intero per vederne una, questo significa che Pasquale, almeno, non mi ha preso in giro”.

Mi sono diretto verso il punto dove ho pensato che ella si sia messa, l'ho vista bene quando ha aggirato l'unico albero di castagno tra i cerri.

“Non sento più il campano, Max si è allontanato più del solito, come sempre, ma lo perdono, la foga iniziale in questa razza è quasi la norma”, mi sono detto. “Però si è allontanato troppo questa volta!” ho pensato.

Faccio un breve giro, per evitare il forte dei rovi e passo oltre il fondo del canalone, appena cominciato a salire mi fermo un poco a prendere fiato, “accidenti al fumo,” ho borbottato osservandomi intorno, “non è poi così ripida!”...

Essendo impaziente d'arrivare sul cane, l'ho fatta con lena la leggera arrampicata, sbuffando come un treno a vapore, quando ad un tratto, ho sentito in lontananza una voce: flebile, sottile, quasi bianca, ma incomprensibile, “somiglia ad una voce di donna sofferente,” ho pensato.

Mi sono avvicinato di più, mi è sembrato che il lamento provenisse da oltre l'albero di castagno, ma pur sforzandomi di guardare meglio attraverso i tronchi degli alberi abbassandomi, non ho scoperto niente e, non ho trovato neanche il cane! “Vuoi vedere che gli è successo qualcosa e l'eco della vallata trasforma il suo grido d'aiuto facendolo sembrare un voce umana?” Mi sono chiesto preoccupato.

A questo punto ho corso in quella direzione, sperando di sbagliarmi e non curandomi delle asperità del terreno...

Ho trovato il cane in una ferma statuaria, non muoveva un muscolo, solo il vento si divertiva con i suoi peli aggraziandolo e, in quel mentre, ho riudito quella voce... chiara, quasi stereofonica, l'ho sentita vicina, venire dalla base del cespuglio di nespolo davanti a me e a qualche metro da Max, ho guardato la macchia senza capire, intontito.

“Ma che succede! Il cane ha parlato! Ha risposto alla voce proveniente dal cespuglio!!!” Sono annebbiato, qualcosa non sta funzionando nel mio cervello.

“Sto impazzendo, un cane non può parlare e la voce nel cespuglio?” Mi sono chiesto.

Ho cominciato a preoccuparmi, non sono riuscito più a rendermi conto di cosa stesse succedendo, poi, pur di cercare una spiegazione a tutto questo, mi è venuto in mente che, mio figlio Marco, anch'egli con la passione della caccia, nonostante le previsioni di un abbondante carniere, quel giorno, non è voluto venire.

Ho pensato: “vuoi vedere che Marco, d'accordo con Pasquale l'allevatore o con Matteo, mi stanno facendo uno di quegli scherzi faraonici, mettendo chissà quale diavoleria nel cespuglio e la comandano a distanza, nascosti qui intorno?”

Ho appoggiato, dopo averlo disarmato, il mio Breda vicino ad una quercia ed ho tolto la “panettiera” da tracolla, la quale sarebbe servita alla raccolta dei funghi qualora ne avessi incontrato cacciando e, mi sono avvicinato deciso verso il cespuglio, convinto che avrei trovato una ricetrasmittente o qualcosa di simile.

“Però il cane resta sempre in ferma solida,” ho osservato, “possibile che siano arrivati fino a questo punto e abbiano legato anche qualche beccaccia?” Mi sono ancora chiesto.

Ho afferrato i rami del nespolo ed l'ho aperto con fare deciso, ho guardato la sua base e...

Una visione ha investito i miei occhi, abbagliandomi di luce ed estasiandomi. Poggiava maestosa sul suo trono bianco, con le ali leggermente aperte a mantello ella mi è sembrata divina, con i suoi occhi neri, due diamanti che contrastavano le piume di quel bianco brillante e, il becco era il suo scettro che mostrava con maestà, in rilievo su tutto quel candore: era la regina delle beccacce.

Mi ha detto: “Se non mi fai del male, da oggi in poi, quando andrai a caccia, troverai tutte le beccacce che vorrai e questo varrà anche per il tuo cane.”

Driiiiiiin... Driiiiiiin... Driiiiiiin...

La vecchia sveglia, grande quanto una pentola, che il compare Nazario mi regalò il 16 agosto del 1973, quale regalo di nozze, ha interrotto quel sogno stupendo annunciandomi l'alba di quella mirabile giornata.

 
 
 
 

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