Il cercatore di
beccacce, per
soddisfare il
suo amore
sportivo,
sostiene una
miriade di
sacrifici che
solo la sua
passione gli può
giustificare e
fa cose...
apparentemente
insensate che le
persone
“normali” non le
sognerebbero
nemmeno, il suo
girovagare per
boschi è la pura
arte dell'andare
a caccia.
Egli fa lunghe
sfacchinate e
scalate di
colline e
canaloni
dall'apparenza
inaccessibili
che mettono a
dura prova tutto
il suo corpo, il
quale è retto a
fatica dalle
gambe, a volte,
prende delle
bagnate
maiuscole,
autentiche
“papere” quasi
da incosciente,
supera ostacoli
e terreni
accidentati che
meraviglia anche
se stesso e...
senza tener
conto delle
alzatacce.
Il cacciatore,
ragiona con il
suo cane e,
prospettano
insieme, piani
di caccia, ma la
cosa più strana
è, che il suo
amico, lui
avverte, lo stia
a sentire quando
prende
l'iniziativa e
va a cercare nel
punto stabilito
in precedenza,
dandogli la
sensazione di
comprendere
tutto quello che
ha detto,
andando a
scegliere sul
campo, come
d'accordo, i
punti migliori
per scovare
l'agognata
regina del
bosco: la
beccaccia.
Ordunque il
cane, ad essere
sinceri, quando
caccia, fa solo
quello che
l'istinto e il
suo intuito
innato gli
suggerisce e il
cacciatore
s'illude perché
gli piace
illudersi,
pensando che il
suo ausiliare
sappia leggere e
scrivere e lo
tratta da par
suo.
Questa è la
verità e la vera
poesia di una
passione antica,
peccato che
sempre più
restrizioni e
zone vietate
all'attività
venatoria, la
ostacolano...
Sono anni che
sul Gargano,
almeno dalle mie
parti, la
beccaccia si è
lasciata
desiderare, solo
qualche
ritrovamento qua
e la nell'annata
venatoria
2006/2007, Max,
il mio setter
inglese di nove
anni, ne ha
trovata una
sola, tanto
infrascata
quando frullò,
da poterla solo
ammirare.
Un allevatore di
mucche podoliche
che mi ha preso
in simpatia, per
questo stento a
prendere sonno
questa notte,
ieri mi ha
portato la buona
novella: “Mario”,
mi ha detto “domenica
tieniti pronto!
Negli ultimi
cinque giorni ne
ho incontrato
almeno una
decina delle tue
preferite,
s'involano da
sotto i piedi
librandosi in
volo con la
“pipa” in bocca
verso il
querceto e”,
con ammirazione
verso questo
splendido
animale, ha
continuato: “portando
l'armonia che
mancava nel
bosco”.
Rigirandomi nel
letto, alla
ricerca di una
posizione
conciliatrice
per il sonno,
cavalco l'onda
della speranza:
“domani sarà una
buona giornata,”
penso, “se le
frullano da
sotto i piedi
figurati col
cane!”
Questo pensiero
mi fa
fantasticare
cacciate d'altri
tempi insieme a
Max, sento tanto
la giornata
venatoria di
domani che mi fa
diventare
ansioso come un
giovane alla sua
prima battuta di
caccia; non vedo
l'ora che faccia
giorno, intanto,
Morfeo non mi
sta dando una
mano ed io
voglio dormire.
La mia vecchia
panda 750, non è
poi così
vecchia, ha
sbuffato sulla
corta salita
ripida quando il
mio compagno di
avventure di
caccia, Matteo,
contagiato dalla
“soffiata”
dell'allevatore
e per
convincersi che
avremmo fatto un
ottimo carniere,
mi ha chiesto
per l'ennesima
volta: “ma
davvero Pasquale
ha detto di aver
visto così tante
beccacce!?”
Gli ho risposto
mentre lui
continuava a
sfregarsi le
mani con forza,
“certo che
l'ha viste, lui
è un uomo serio,
non si
permetterebbe
mai di prendermi
in giro!”
Frattanto
cominciava ad
albeggiare e la
luce del giorno
allontanava
definitivamente
quella notte
tormentosa e
metteva in
evidenza, a poca
distanza da noi,
il luogo in cui
avremmo gioito e
sciolto i nostri
dubbi.
Le effusioni
festose dei
cani, quando ho
spento il
motore,
sottolineavano
l'inizio della
favolosa
giornata, la
loro impazienza
di spaziare nel
bosco,
uguagliava la
nostra e aprendo
la porta per
farli scendere
dall'auto ho
detto a Matteo:
“allora siamo
d'accordo? Il
tempo di far
sfogare il mio
setter e ci
ricongiungiamo
in cima alla
collina.”
Il suo breton
non avrebbe
tenuto
l'andatura di
Max in principio
e di solito
facevamo sempre
così.
Aaaah... ho
tirato un lungo
respiro profondo
di quell'aria
fresca tenendo
la bocca chiusa,
come a volerla
annusare e
cercare di
capire subito da
che parte andare
per cacciare nel
migliore dei
modi...
“Vai Max,
fammi vedere il
tuo valore,”
gli ho detto
mentre l'ho
accarezzato e
tolto il
guinzaglio.
Il suo galoppare
nel prato,
precedente il
sottobosco dove
saremmo andati,
ha lasciato
trasparire tutta
la sua voglia
accumulata nella
settimana
costretto nel
suo recinto e
andava nel
vento, diritto
verso un'insieme
di spinato e
ginestre,
nascondendosi ai
miei occhi e
vedendolo solo
con il rumore
del campano.
“Eccola!
Eccola!” Ho
gridato a me
stesso senza
parlare.
Ella è apparsa
dalle viscere
del bosco con un
volo morbido,
tranquilla,
senza mostrare
imbarazzo, sia
al cane che al
cacciatore,
sfiorando con le
punte delle ali
le cime delle
ginestre e, con
il suo becco
inconfondibile
si è diretta
poco più in la,
verso il fondo
del canale,
proprio dove
inizia il
querceto.
Ho pensato: “il
suo volo era
molto tranquillo
e non mi
sembrava
nervosa, come
mai?” mi sono
chiesto, “non si
è lasciata
fermare? Bene,
comunque ho
rotto il
ghiaccio, sono
appena arrivato
e l'ho vista
volare, l'anno
scorso impiegai
un anno intero
per vederne una,
questo significa
che Pasquale,
almeno, non mi
ha preso in
giro”.
Mi sono diretto
verso il punto
dove ho pensato
che ella si sia
messa, l'ho
vista bene
quando ha
aggirato l'unico
albero di
castagno tra i
cerri.
“Non sento più
il campano, Max
si è allontanato
più del solito,
come sempre, ma
lo perdono, la
foga iniziale in
questa razza è
quasi la norma”,
mi sono detto.
“Però si è
allontanato
troppo questa
volta!” ho
pensato.
Faccio un breve
giro, per
evitare il forte
dei rovi e passo
oltre il fondo
del canalone,
appena
cominciato a
salire mi fermo
un poco a
prendere fiato,
“accidenti al
fumo,” ho
borbottato
osservandomi
intorno, “non
è poi così
ripida!”...
Essendo
impaziente
d'arrivare sul
cane, l'ho fatta
con lena la
leggera
arrampicata,
sbuffando come
un treno a
vapore, quando
ad un tratto, ho
sentito in
lontananza una
voce: flebile,
sottile, quasi
bianca, ma
incomprensibile,
“somiglia ad una
voce di donna
sofferente,” ho
pensato.
Mi sono
avvicinato di
più, mi è
sembrato che il
lamento
provenisse da
oltre l'albero
di castagno, ma
pur sforzandomi
di guardare
meglio
attraverso i
tronchi degli
alberi
abbassandomi,
non ho scoperto
niente e, non ho
trovato neanche
il cane! “Vuoi
vedere che gli è
successo
qualcosa e l'eco
della vallata
trasforma il suo
grido d'aiuto
facendolo
sembrare un voce
umana?” Mi sono
chiesto
preoccupato.
A questo punto
ho corso in
quella
direzione,
sperando di
sbagliarmi e non
curandomi delle
asperità del
terreno...
Ho trovato il
cane in una
ferma statuaria,
non muoveva un
muscolo, solo il
vento si
divertiva con i
suoi peli
aggraziandolo e,
in quel mentre,
ho riudito
quella voce...
chiara, quasi
stereofonica,
l'ho sentita
vicina, venire
dalla base del
cespuglio di
nespolo davanti
a me e a qualche
metro da Max, ho
guardato la
macchia senza
capire,
intontito.
“Ma che succede!
Il cane ha
parlato! Ha
risposto alla
voce proveniente
dal
cespuglio!!!”
Sono annebbiato,
qualcosa non sta
funzionando nel
mio cervello.
“Sto impazzendo,
un cane non può
parlare e la
voce nel
cespuglio?” Mi
sono chiesto.
Ho cominciato a
preoccuparmi,
non sono
riuscito più a
rendermi conto
di cosa stesse
succedendo, poi,
pur di cercare
una spiegazione
a tutto questo,
mi è venuto in
mente che, mio
figlio Marco,
anch'egli con la
passione della
caccia,
nonostante le
previsioni di un
abbondante
carniere, quel
giorno, non è
voluto venire.
Ho pensato:
“vuoi vedere che
Marco, d'accordo
con Pasquale
l'allevatore o
con Matteo, mi
stanno facendo
uno di quegli
scherzi
faraonici,
mettendo chissà
quale diavoleria
nel cespuglio e
la comandano a
distanza,
nascosti qui
intorno?”
Ho appoggiato,
dopo averlo
disarmato, il
mio Breda vicino
ad una quercia
ed ho tolto la
“panettiera” da
tracolla, la
quale sarebbe
servita alla
raccolta dei
funghi qualora
ne avessi
incontrato
cacciando e, mi
sono avvicinato
deciso verso il
cespuglio,
convinto che
avrei trovato
una
ricetrasmittente
o qualcosa di
simile.
“Però il cane
resta sempre in
ferma solida,”
ho osservato,
“possibile che
siano arrivati
fino a questo
punto e abbiano
legato anche
qualche
beccaccia?” Mi
sono ancora
chiesto.
Ho afferrato i
rami del nespolo
ed l'ho aperto
con fare deciso,
ho guardato la
sua base e...
Una visione ha
investito i miei
occhi,
abbagliandomi di
luce ed
estasiandomi.
Poggiava
maestosa sul suo
trono bianco,
con le ali
leggermente
aperte a
mantello ella mi
è sembrata
divina, con i
suoi occhi neri,
due diamanti che
contrastavano le
piume di quel
bianco brillante
e, il becco era
il suo scettro
che mostrava con
maestà, in
rilievo su tutto
quel candore:
era la regina
delle beccacce.
Mi ha detto: “Se
non mi fai del
male, da oggi in
poi, quando
andrai a caccia,
troverai tutte
le beccacce che
vorrai e questo
varrà anche per
il tuo cane.”
Driiiiiiin...
Driiiiiiin...
Driiiiiiin...
La vecchia
sveglia, grande
quanto una
pentola, che il
compare Nazario
mi regalò il 16
agosto del 1973,
quale regalo di
nozze, ha
interrotto quel
sogno stupendo
annunciandomi
l'alba di quella
mirabile
giornata.