La magia della caccia: i cacciatori, i cani, la selvaggina, i fucili, le cartucce

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Autore: Renzo Stella

Titolo: La lettera

racconti di caccia

In questa malata epoca di stress e d’esagerata tecnologia, a volte inutile, fa piacere ogni tanto andare indietro nel tempo come se si fosse a bordo di una navicella spazio/temporale.

A me è capitato, leggendo qualcosa che mi ha rapito totalmente ed i pochi minuti di lettura, una volta in chiaro, mi pareva fossero giorni vissuti indietro nel tempo, in un'altra dimensione.

Un amico aveva da poco acquistato un antico casolare di campagna, non troppo distante dalla città caotica ed in vivibile, con l’intenzione di trasferirsi a vivere lì dopo un sicuramente necessario restauro.

Lavorando aveva trovato in un vecchio cassetto di un’altrettanto vetusta scrivania, abbandonata nella classica soffitta, una lettera, forse mai spedita, e mi chiamò subito per farmi sapere del contenuto.

Parlava di caccia. E ne parlava in maniera da togliere il fiato.

Le pagine ingiallite dal tempo, la calligrafia incerta, qualche pezzetto di carta mangiato dai topi non hanno contribuito a facilitarne la traduzione ma mi ci sono messo d’impegno e dopo qualche giorno ho tirato fuori un pezzo di storia della caccia e dell’Italia di quel tempo.

Trascrivo così come leggo, commentando brevemente alcuni passaggi:

Anno 1947 Ottobre, lunedi …….. Montoggio - Genova

Caro Alfio, ti scrivo per salutarti e per invitare te ei tuoi amici ad una cacciata alle rosse per domenica prossima. Ho un cagnino veramente bello che voglio provare e vorrei lo vedeste lavorare, per darmi consigli su come drizzarlo, voi che siete esperti.

Non ho la possibilità di venire voi incontro alla stazione, ma vi aspetto perché ho tanto posto vuoto nel piano in alto, da quando questa guerra mi ha portato via metà della mì famiglia.

Dalla stazione, prendete la corriera che vi porta al casolare tutta di un fiato (presumo sia “senza fermate intermedie”.  ) e dite al conducente, che si chiama Carlo, che dovete venire da Giuseppe, vedrete che vi lascerà dinnanzi all’uscio.

N’avete da portare cartucce? Se non ne avete non preoccupatevi che io ne ho caricate un duecento con i bossoli vuoti, sono un poco vecchie e ormai cortine, ma la polvere è quella buona, la ho tolta dai bossoli di un nastro di mitragliatrice che ho trovato in un bosco un mese fa. I pallini li ho fusi da solo (qui non riesco nemmeno a fare commenti )

Non preoccupatevi di portare tutto a casa, ma lasciate i fucili che danno noia per il peso al barbiere, quando arrivate, intanto l’indomani anche lui gli è di combriccola e si passa tutti da lui per la colazione. A proposito di fucili mi piacerebbe che tu portassi quella bella doppietta nuova che la vorrei provare. I cani sono nel recinto dietro casa sua, quindi dobbiamo andare là per forza.

Spero che questa lettera arrivi per tempo, ma sono sicuro di si perhe mi ha detto il ragazzo che lavora dal prete, che viene in città, e mi sono raccomandato di recapitarvela a mano. Troverà sicuramente la tua farmacia all’uscita dalla stazione.

Come sai, caro Alfio, per fortuna il diavolo della guerra  qui non ha fatto tanto, tanto danno, il nostro paese non è mai stato così importante e così nei campi, a parte qualche bossolo non si trovano mine o bombe inesplose, almeno spero. Così potremmo cacciare in pace. Di pernici ce ne sono così tante che se fermiamo una famiglia, poi ci dobbiamo mettere in testa di cercarne un’altra e lasciare stare quella di prima, così non le sterminiamo, Mi raccomando. (Quando lessi questo, mi dovetti sedere per l’emozione).

Il cagnino di cui ti parlavo prima, è il figlio di Ambra e di Dik che tu ben conosci, sai quanto sono bravi a Beccacce e sulle rosse sono veri attori. Speriamo che abbia preso dalla madre, ma credo che prometta veramente bene, non ha nemmen paura del botto dello schioppo. Il barbiere si chiama Aldo e vi aspetterà venerdì, ditegli che siete amici del Giuseppe e vedrete che vi tratterà come fratelli. Gli ho salvato la vita che era inseguito dai crucchi tre anni fa e non mi ha più mollato, è diventato la mia ombra. Però ti posso assicurare che è veramente un brav’uomo con il cuore d’oro ed è un vero amico Quei bastardi gli hanno ucciso la moglie, figli non ne ha, e io l’ho tenuto nascosto per parecchio tempo quando i tedeschi lo cercavano  Aldo è anche un tiratore di tutto rispetto, vedrai che numeri. (questa frase mi ha  commosso)

Oggi piove, ma domani credo sia bello, ho visto passare i frosoni a mucchi, e quando passano quelli mentre piove il tempo migliora sicuramente.( questo proprio non lo sapevo; sarà vero ?) Speriamo che sia bello anche Domenica. Cacceremo fino alle dieci, poi andiamo a messa, mangiamo qualcosa e riprendiamo nel pomeriggio, se vi va. Ho visto anche in questi giorni passare tantissimi stormi di colombacci, purtroppo non abbiamo cartucce in numero sufficiente, ma se volete possiamo provare a catturarne qualcuno se li vediamo anche nel pomeriggio . Conosco un passaggio dove quelli si avvicinano alle punte dei pini che non ti dico, sai le schioppiettate, vedrai che sulla tavola mettiamo anche qualche colombo  (Madonna santa:….)

Ora ti saluto e vi aspetto tutti con le braccia aperte, siete amici fantastici e non vedo l’ora di rivedervi e cacciare tutti insieme come tanto tempo fa . Come sta tuo figlio ? Spero bene. Ho saputo che è ritornato sano e salvo e sono felice di questo. Quando ci incontriamo mi racconti tutto, mi raccomando.Ciao a presto

Abbraccia tutti

Il tuo amico fraterno Giuseppe

Da quanto mi pare di aver capito dalla busta e dal fatto che la lettera fosse ancora chiusa dentro quel vecchio cassetto, ho seri dubbi che sia mai partita per la sua destinazione, può essere invece che abbia fatto ritorno al mittente in mano agli amici di Giuseppe, come una sorta di lettera di presentazione per il barbiere del paese.

Sono rimasto colpito da questo scritto, è un pezzo di storia  della mia Liguria che umilmente, sotto voce, quasi vergognandosi è uscito dalla polvere per farci conoscere la semplicità e la dignità di un tempo, quando, dopo l’inferno, i disastri, il dolore ed il mostro della fame ancora presente,  c’era in tutti la voglia di rinascere, di ricostruire una vita, un Paese ;  come l’Araba Fenice nasce dalle sue ceneri ; e per riuscire c’era bisogno dei due principali comandamenti che ora abbiamo in gran parte dimenticato:   l’umiltà e l’onestà d’animo.

 
 
 
 

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