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Anche in
quelle nazioni ove era forte la tradizione armiera di
doppiette e sovrapposti (tra i quali l’Italia) il fucile
semi automatico da caccia è diventato il numero uno
incontrastato nel gradimento della maggior parte dei
cacciatori. Le caratteristiche dell’arma non sono poche:
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Disponibilità di avere un numero di colpi seriori ai due
(ricordiamo che a caccia ne abbiamo utilizzati anche
cinque);
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Sensazione di rinculo attenuata rispetto a doppietta e
sovrapposto;
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Discreta resa balistica;
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Possibilità di sostituzione della canna con costi
contenuti per utilizzarlo in cacce diverse senza per
forza dover cambiare fucile;
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Possibilità di modificare le prestazioni della canna
sostituendo gli eventuali strozzatori.
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Questo è il dato di fatto all’oggi a cento anni
della immissione del semi automatico sul panorama
commerciale. Ma come spesso accade ci si chiede chi
fu il primo ad inventare il semi automatico e
com’era il primo fucile di questa tipologia così
fortunata e che tante soddisfazioni ha dato ai
cacciatori di almeno quattro generazioni.
Il
primo semiautomatico fu messo a punto da John Moses
Browning e viveva del sistema cosiddetto a lungo
rinculo. Per la sua caratteristica di riarmo che
sfruttava una grossa molla i cacciatori lo
chiamavano anche “mollone”. Per la verità prima
ancora del semi automatico a lungo rinculo in
francia si brevettò un semiautomatico a sottrazione
di gas, il Clair Eclair, ma questo sistema, valido
per le armi rigate di tipo bellico, non si rivelò
vincente e solo negli anni sessanta ha trovato
applicazioni valide ed oggi è il sistema più usato
nei semi automatici a canna liscia, seguito dal
sistema a massa inerziale.
Ma
il lungo rinculo non è morto ed è tutt’oggi
prodotto, ma soprattutto ha fatto la storia
venatoria europea: la F. N. belga ne ha prodotti ben
oltre 2.500.000 di pezzi ed in Italia molti altri ne
sono stati prodotti da Franchi e Breda. |
Ma perché
lo chiamavano mollone, dato che tutti gli automatici
prodotti hanno comunque attorno al serbatoio delle cartucce
una discreta molla. Presto detto. Lo sforzo del mollone era
finalizzato a riportare in posizione di fuoco non il solo
gruppo otturatore come in altri sistemi ma bensì la canna,
con tutta la sua massa oscillante, che all’atto dello sparo
rincula indietro per tutta la lunghezza dell’otturatore.
Due ghiere
poste sopra la molla fungono da freno nel riarmo e sono
deputate a regolare l’attività cinetica. In particolare una
delle due può essere invertita con la finalità di definire
l’utilizo di cartucce a cariche forti o deboli.

Nel 1889
Browning ebbe questa intuizione mise a punto un modello
sperimentale e lo propose alla Winchester, casa che perse
del tempo delle valutazioni finchè Browning stufo delle
continue titubanze non decise di proporre l’arma alla odiata
concorrenza: la Regminton. Ma il destino voleva che il
gioiello di browning non fosse proto negli States ed anche
questo incontro andò a monte.
Negli
Stati Uniti non c’erano altre grandi aziende armiere perciò
Browning approdò in Europa e propose il suo semi automatico
a lungo rinculo alla F. N. belga. L’azienda accettò il
prodotto ed iniziò a produrlo con il nome di Auto-5. da
allora e fino al 1973 il semi automatico è stato prodotto
secondo il progetto originale nei calibri 12 e 16. L’accordo
commerciale con la F.N. permise inoltre a Browning di
proporre il fucile a anche alla Regminton che dal 1905
iniziò a produrlo col nome di Modello 11.
La
Winchester si rese conto della fesseria realizzata con il
“gran rifiuto” e dal 1911 si mise a produrre un fucile
simile al brevetto di Browning.
Tante
tipologie di semi automatici a lungo rinculo sono state
prodotte nel mondo da SBK, Manufrance, Breda e Franchi, le
due aziende italiane hanno prodotto semi automatici di
ottimo livello.
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