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RACCONTI DI CACCIA

I racconti di caccia degli appassionati

Questa sezione è dedicata a tutti coloro che vorranno inviarci dei racconti da pubblicare su persone, cani e vicende venatorie. Tutti noi abbiamo mille avventure da raccontare, e anche se possono sembrare banali è nostra intenzione dare voce alle vostre emozioni. Inviatecele via e.mail le pubblicheremo. marketing@cacciainfiera.it

A RAMBO

Tutto è incominciato circa 11 anni fa.

Essendo rimasto senza cane cercavo uno che mi seguisse nelle mie giornate di caccia;forse è piu giusto dire:che io seguissi nelle mie giornate di caccia in quanto siamo noi cacciatori ad avere bisogno del fiuto e dell'istinto di quel fenomeno che noi chiamiamo "cane".

Comunque,incomincio a leggere annunci sui giornali di inserzioni,in quanto internet non era ancora usato molto per vendere o acquistare, e vedo due inserzioni che mi interessavano,una era di un pointer di circa un anno e di un setter sempre di quell'età. Prendo appuntamento per il primo,e decidiamo di vederci in aperta campagna per vedere come si muoveva il promettente ausiliare. Il proprietario nasconde la classica quaglietta (sempre lei a doversi sacrificare!!) in mezzo a dei cespuglidi erba,e libera il pointer,il quale incomincia a cercare,a fiutare l'aria come è nel suo stile,prometteva bene,bella cerca,ottima ferma,ma peccava un po sul riporto.

Non era un problema essendo ancora giovane sarebbe migliorato sicuramente,e parlando con il proprietario non gli nego che dovevo vedere anche un setter e che gli avrei fatto sapere in quanto il cane mi interessava. Il giorno dopo mi incontro col proprietario del setter e ci incontriamo sulla strada che portava a casa sua,in quanto abitava molto lontano da casa mia.

Abitava in un paese di montagna,zona ottima per la caccia in quanto vi erano boschi di quercia e castagno,fossati e rovi,e lui abita proprio ridosso di questi bel posto. Incominciamo a scendere dal paese e per delle stradine in mezzo alla campagna arriviamo a casa sua. Mi porta davanti un recinto dove c'erano due setter,un maschio e una femmina,praticamente madre e figlio,due bellissimi setter bianco arancio e ne fa uscire uno,il maschio.

E' stato amore a prima vista,spettacolare,mantello bianco con macchioline arancioni,frange sulle gambe e sulla coda,corporatura massiccia ma nello stesso tempo elegante,esce e incomincia a cercare ma non con irruenza ma con con l'intelligenza di chi sa cosa cercare,era come se avesse capito che doveva far vedere quanto valeva. Manco a dirlo l'ho preso,e il proprietario mi racconta che gia aveva fatto qualche incontro con la regina e lo stava togliendo perchè due cani erano troppi per lui e che aveva anche il pedigree e i genitori erano grandi campioni e di ottima genealogia.

A me veramente non me ne fregava niente del pedigree,ci dovevo andare a caccia mica a fare gare o mostre ma lui grande appassionato di setter e della regina mi fa salire a casa e su internet mi fa vedere gli antenati del setter e cosa avevano vinto,in effetti il nonno era un famoso campione internazionale.

A quel punto un dubbio mi assale:se discende da una dinastia di campioni perchè se lo vende?veramente due cani sono troppi per lui? o mi sta dando una fregatura? Anche perchè il prezzo di vendita non era proibitivo. 

Non me ne importava niente ,cupido aveva colpito,ormai avevo deciso che sarebbe stato il mio "compagno" di caccia. E così è stato, per undici anni siamo stati a caccia insieme,e quando dico il mio "compagno" di caccia non esagero,in quanto io vado a caccia sempre da solo,anzi io e lui. Andare a caccia da solo non è un fatto di snobbismo o perchè non ho amici cacciatori,anche se in passato qualche volta ho cacciato con altri,ma purtroppo,come nella vita di tutti i giorni sono troppo selettivo e non divido il mio tempo con persone che non approvo in pieno,figuriamoci la giornata di caccia,la mia unica,grande passione.

Passione che è sempre stata dentro di me,da quando ero piccolo,sicuramente tramandata da mia padre,anche lui cacciatore, anche se per motivi di tempo non ci andrà molto spesso.

Ricordo la mia prima preda,avevo circa 12 anni,abitavo in campagna,come adesso d'altronde,e avevamo un campo davanti casa molto esteso dove era stato appena arato,lavorato e coltivato di fresco del mais,di conseguenza dopo la semina vi resta sempre qualche chicco di mais che non viene sepolto che resta sul terreno e quindi venivano a banchettare dei piccioni. Ardeva in me gia la voglia di di catturarli,e quindi mi ero armato di mazzafionda,chiamata cosi in gergo paesano un ramo fatti ad "Y" dove vi erano legati due elastici e ai loro capi una pezzetta di cuoio che doveva contenere il sassolino che veniva scagliato, ma nel mio caso non c'era un sassolino.. ma un bullone da "6"!! bisognava avere una forza di impatto abbastanza potente pensavo,allora mi incomincio ad avvicinarmi al branchetto che in lontananza avendomi visto si incomincia a levare,soltanto uno restò indifferente a beccare.

Mio padre da lontano vede la scena,io che ero tutto concentrato a stare basso a non farmi vedere,tipo passo di leopardo,mi urla"adesso vola e ti piscia in testa"e questo mi aizzava ancora di piu,ormai dovevo far vedere le mie doti di cacciatore,anche se sapevo che c'erano poche possibilità di prenderlo,con una mazzafionda dove andavo?

Il campo era costeggiato da un fitto rovo,allora pensavo:se passo vicino al rovo non mi vede e riesco ad arrivare a tiro,così faccio, sempre con mio padre che seguiva la scena(chissà che pensava). Il piccione tranquillo continuava a beccare come se pensava:ma che vuole sto fesso con la mazzafionda,che vorrebbe fare? Camminando centimetro dopo centimetro arrivo a circa dieci metri da lui,prendo la mira e tiro, beng, vedo il piccione girarsi su se stesso e stramazzare in terra,l'avevo preso proprio in testa,se ci provavo altre mille volte non ci riuscivo!

Ero rimasto sbigottito,l'avevo preso,la mia prima preda non mi sembrava vero;ho aspettato che spirasse del tutto e lo prendo in mano, quardo vero mio padre che in lontananza aveva seguito la scena e lo alzo come un trofeo e vado verso casa dove c'era anche mia madre la quale disse a mio padre a mò di sfottò "tu a caccia col fucile non prendi niente e tuo figlio con la fionda a preso un piccione",ma vedevo nel volto di mio padre la soddisfazione per quello che avevo fatto,mi sentivo un vero cacciatore.

Dopo molti anni il mio modo di andare a caccia è diventato sempre di piu solitario,è un giorno particolare il mio giorno di caccia,per me,come tutti i cacciatori, sveglia all'alba indumenti e cartucciera preparata la sera prima,i cani che,sembra che se ne accorgano,sono pronti per salire in macchina,colazione al bar e si parte per la montagna.

Frequento anche altri luoghi di caccia,ma la mia passione piu grande è la montagna,il bosco,specialmente in autunno quando le foglie diventano rosse e incominciano a cadere te ne accorgi che la stagione sta cambiando e che sta arrivando l'inverno. Il silenzio del bosco rotto soltanto dal canto di un uccello,il vento che muove gli alberi e che fa cadere le foglie secche,Il bosco è solo per chi sa apprezzarlo e ascoltarlo in silenzio,ecco perchè vado da solo a caccia,anzi io e il mio amico.

Anche a Rambo gli piaceva la montagna,lo vedevo correre con quel campano al collo che si sentiva anche in lontananza,era felice e lo ero anch'io,due esseri viventi uniti dalla stessa passione. E cosi abbiamo fatto per undici anni,ce ne sarebbero di aneddoti da raccontare sulle nostre giornate,come quando era mia abitutine almeno una volta l'anno restare per una giornata intera a caccia in montagna,di solito non faccio mai il rientro,ma una volta l'anno c'era questa tradizione,io e Rambo un giorno intero in montagna.

La mattina lo spollo, poi un giro a beccacce e poi si saliva su in alto,con lo zaino che conteneva di solito:pane,due tre salsicce, bottiglietta di vino e fiaschetta di grappa. In alto,dove vado io c'è una piccola radura in erba,lì una volta arrivati,verso l'ora di pranzo accendevo il fuoco con dei rami secchi,quel che basta per cuocere delle salsicce,facevo uno spiedo con un rametto verde e cuocevo le salsicce così questo era il nostro pranzo,una salsiccia a me una a Rambo, bicchiere di vino(per me,lui era astemio) e per finire goccino di grappa. Io e Rambo come due vecchi amici,io seduto davanti al fuoco e lui vicino a me,lui che nei momenti di pausa con il suo muso cercava sempre la mia mano per ricevere una carezza,a caccia era una macchina da guerra ma in pausa era dolcissimo. Una volta finito il misero pranzo mi stendevo a terra sul mio giaccone e lui vicino a me. Più tardi avremmo fatto il rientro a tordi.

Dopo undici anni lo vedevo che non era piu lo stesso,era sempre piu giu,era diventato quasi sordo,si stancava presto, ma aveva sempre la voglia di andare a caccia,io lo portavo lo stesso,correva un po ma poi mi tornava vicino e cercava la mia mano, era come vedere un vecchietto che ormai non ce la fa piu,guardava suo figlio, il quale mi ero tenuto,correre e come se gli dicesse "vai,sei tu il mio erede,comportati bene,andrai tu a caccia un giorno con lui in montagna a caccia e a fare lo spuntino davanti un fuoco".

Mi ero riproposto che quando un giorno mi avrebbe lasciato lo avrei seppellito in montagna,dove avrebbe continuato a correre con quel campano al collo e quando avrei acceso il fuoco lui sarebbe stato ancora vicino a me,invece in un inverno nevoso,dopo averlo lasciato libero dal recinto in modo che corresse nella neve,si è allontanato e non è piu tornato,non era da lui, era sempre tornato a casa.

Il mio pensiero è che me lo abbiano rubato ma cacciatori anziani una volta mi hanno detto che quando un cane molto anziano e troppo affezionato al suo padrone,quando sente che sta arrivando la sua ora va a morire lontano in modo che il suo padrone non soffra nel vederlo morire e io voglio pensare che sia andata così,ma quella montagna non sarà mai piu la stessa senza di lui....ciao Rambo. 

 Americo Marinotti


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